SCHEDA Alice Cooper
ottobre/novembre/dicembre 2003
A cura di GIOVANNI "Thrill My Gorilla And Feed My Frankenstein" SALATI
Alice Cooper “nasce” nel 1967 a Detroit (Michigan,
USA-la città, in quegli anni, e non solo, degli Stooges, degli MC 5 e di Ted
Nugent, ma anche della “Motown Records”, e che verrà più tardi celebrata come
“Rock City” dai Kiss) riprendendo il nome di una celebre strega del 17° secolo.
Il suo “alter ego”, più o meno normale, è invece, Vincent Furnier, nato nel
1948 e figlio di un vicario (!!!). Trasferitosi a Phoenix (Arizona, sempre
USA), Vincent fonda prima gli Earwings e poi i The Spiders, ottenendo con essi
una “hit” locale con il singolo “Don’t Blow Up…”. Come Alice Cooper invece,
coadiuvato da Michael Bruce e Glen Buxton (chitarre), da Dennis Dunaway (basso)
e da Neil Smith (batteria), incide, per la “Straight Records” di Frank Zappa,
il proprio primo album intitolato “Pretties For You” (ora praticamente
introvabile) che, come anche il successivo “Easy Action” (altrettanto
introvabile), non ottiene risultati entusiasmanti dal punto di vista delle
vendite pur non demeritando affatto da quello qualitativo in quanto, come il
proprio immediato successore, “zappianamente” improntato alla follìa ed
all’eclettismo più sfrenati conditi, però, da un peculiarissimo, e di lì in poi
mai più perso, “sapore” allucinato e surreale. Tornato a Detroit con un nuovo
produttore (è il Bob Erzin che mai più lo lascerà, professionalmente parlando),
Alice gode adesso di una migliorata vena creativa, chiaramente indirizzata
verso l’ “hard rock”, e decide di rendere i propri “live shows” decisamente più
oltraggiosi. Il “botto” avviene con l’inno giovanile “I’m Eighteen” (ripresa
nel 1983 dagli Anthrax di “Fistful Of Metal”); un singolo anche sulla cui onda
“albums” come “Love It To Death”, “Killer” e “School’s Out”, i cui “tours”
promozionali si caratterizzano per una decisa iniezione di truculenza,
riscuotono un ottimo successo. A partire dal 1972 in poi, infatti, Alice occupa
permanentemente le posizioni più alte delle classifiche statunitensi e, con
l’aumentare dei riscontri commerciali in relazione alla propria produzione
musicale, il Nostro spinge ulteriormente l’acceleratore relativamente allo
“shock factor” con l’apparizione, in sede “live”, di ghigliottine, forche e
sedie elettriche.
All’epoca di, non a caso, “Elected”, giocando
sempre sul filo del paradosso più spinto, Alice annuncia di volersi candidare
alla presidenza degli Stati Uniti (come, del resto, Frank Zappa e come più
tardi farà, però per il “solo” Senato degli Stati Uniti, Blackie Lawless degli
WASP), mentre “Billion Dollar Babies” diventa un vero e proprio classico. Non
avendo, però, il seguente “Muscle Of Love” tenuto il passo con quanto da egli
fino a quel momento realizzato, il Nostro rifonda la propria band con i
chitarristi Steve Hunter e Dick Wagner, già all’opera sugli “albums” dal vivo
di Lou Reed (“Live” e “Rock’n’Roll Animal”). Il “tour” di “Welcome To My
Nightmare” lo riporta ai fasti di un tempo anche se uno smodato uso di sostanze
alcoliche ne mina profondamente tanto l’aspetto creativo quanto quello salutare
e, sorprendendo letteralmente tutti, Alice registra “From The Inside” con
l’aiuto dell’ex-paroliere di Elton John, Bernie Tampin. Il singolo “How You’re
Gonna See Me Now” è un buon “hit” in Europa ma Mr. Fournier è ben lontano dalla
sua “vera” immagine e dalla sua “vera” vena artistica ed anche la sua piccola
parte nel film “Roadie” non lascia di certo il segno. Dopo l’uscita di “Dada”,
Alice, ormai giunto quasi al punto di non ritorno, abbandona le scene per
disintossicarsi e, una volta rimessosi in forma, con l’aiuto del batterista Ken
Mary (Chastain e 5th Angel) e del muscoloso chitarrista Kane Roberts (detto
anche lo “Schwarzenegger della 6-corde”) registra “Constrictor” , adattandosi
validamente, in tal modo, all’ “hair metal” statunitense degli anni ’80. Il
brano “He’s Back (The Man Behind The Mask)”, tema conduttore del film “Friday
The 13th Part IV”, lo riporta in auge e contribuisce ulteriormente a spingerlo
a riproporre, nel relativo “tour” promozionale, uno spettacolo, intitolato non
casualmente “The Nightmare Returns”, simile a quello dei primi anni ’70, mentre
in occasione, poi, della promozione di “Raise Your Fist And Yell”, Alice si
riaffaccia in Europa dopo un’assenza di molti anni.
Al fine di riconquistare definitivamente la madrepatria,
Mr. Fournier scrive, assieme a Desmond Child (“hit maker extraordinaire”), le
canzoni per “Thrash”, un disco al quale danno il proprio piccolo ma importante
contributo anche nomi del calibro di: Joan Jett, Jon Bon Jovi, Richie Sambora,
Kane Roberts, Kip Winger, gli Aerosmith e Steve Lukather. Nel frattempo, Alice
ha partecipato al “docu-film”, dedicato al “metal” statunitense degli ’80,
intitolato “The Decline Of The Western Civilization Part 2: The Metal Years” ed
alla relativa colonna sonora il Nostro fornisce una ottima riattualizzazione,
affiancato nell’opera dai Guns’n’Roses, del proprio classico “Under My Wheel”.
Il singolo “Poison”, intanto, è un successo planetario ed apre ottimamente la
strada tanto a “The Beast Of Alice Cooper” quanto al successivo ed ancor più
radiofonico “Hey Stoopid” (tra gli altri, c’è Ozzy a dargli una mano). Una
chiara inversione di tendenza si verificherà, successivamente, al momento
dell’uscita di “The Last Temptation”: ottimo “concept-album” esplicitamente
meno “raffinato” rispetto alle produzioni “ottantiane” del Nostro ma
indubbiamente più “tagliente” e “ ‘70’s-oriented”. In fatto di novità di studio
però, la scorsa decade si chiude qui per Alice il quale, da quel momento in
poi, farà uscire “soltanto” un “Live” ed un “Box Set” celebrativo,
rispettivamente nel 1997 e nel 1999. Il nuovo millennio, invece, ci mostra il
Nostro in preda ad un ennesima “giovinezza creativa”: il fantastico ed
originalissimamente “modernizzante” “Brutal Planet” inaugura la nuova decade in
modo entusiasmante, seguito a ruota dal non altrettanto splendido, ma comunque
di pregevolissima fattura, “Dragontown”, mentre è attesa, entro questo 2003,
l’uscita di “The Eyes Of Alice Cooper” un “album”, al quale prendono parte Eric
Dover (con Alice dal 2001, ex-Jellyfish ed ex-Imperial Drag) e Ryan Roxie (con
Alice dal 1996, ex-Tal Bachman ed ex-Slash’s Snakepit) alle chitarre, Eric
Singer (con Alice dal 1990 ma attivo anche con i Kiss e con Brian May e Roger
Taylor dei Queen) alla batteria e Chuck Garric (ex-Dio) al basso ed al quale
contribuisce anche Wayne Kramer, ex chitarrista degli MC 5, che si annuncia
nettamente consacrato ad un “hard rock’n’roll” divertente e dissacratore,
vedremo poi, o meglio ascolteremo, se, quanto e come “modernizzato”: in Alice
Cooper, in ogni caso, bisogna avere fiducia.
Profeta dello “shock rock” assieme ma, allo stesso tempo,
molto più di Ozzy e dei Kiss, Mr. Fournier, del quale vanno assolutamente,
almeno velocemente, citati i testi (molti dei quali sarcastici, dissacratori,
paradossali ed intelligenti come quelli di pochissimi altri), ha esercitato, e
tuttora esercita, un’influenza formativamente decisiva per gli WASP, per il
“Reverendo Manson” e per tutto il “metal” in generale ed in quanto suo artista
più teatrale, orrorifico e “grandguignilesco” di sempre ha dato tantissimo alla
sua iconografia (nulla a che vedere, infatti, con le pose del “black metal”,
spesso banali e, comunque, giunte per lo meno venti anni più tardi) essendone
diventato, a pienissimo merito, una delle figure che non è per nulla esagerato
definire fondamentali. A 55 anni suonati, Alice è ancora tra noi e, potete
scommetterci, non ha alcuna intenzione di andarsene. Altrimenti, fra l’altro,
chi, se non lui, sarebbe capace di esorcizzare i nostri più profondi incubi e
le nostre angosce più recondite?
| DISCOGRAFIA + RECENSIONI DEGLI “ALBUMS” PIU’ RILEVANTI
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Pretties For You-1969-
Easy Action-1970-
Love It To Death-1971-
Killer-1971-
School’s Out-1972-
Billion Dollar Babies-1973-
Muscle Of Love-1974-
Alice Cooper’s Greatest Hits-1974-("best of")
Welcome To My Nightmare-1975-
Alice Cooper Goes To Hell-1976-
Lace And Whiskey-1977-
The Alice Cooper Show -1977-(“live”)
From The Inside-1978-
Flush The Fashion-1980-
Special Forces-1981-
Zipper Catches Skin-1982-
Live In Toronto-1982-("live")
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Dada-1983-
Constrictor-1986-
Raise Your Fist And Yell-1987-
Thrash-1989-
The Beast Of Alice Cooper-1990-(“best of” degli anni ’70)
Hey Stoopid-1991-
The Last Temptation-1994-
Fistful Of Alice-1997-(“live”)
The Life And Times Of Alice Cooper-1999-(“box set” celebrativo)
AAVV-Humanary Stew. A Tribute To Alice Cooper-1999-(tributo)
Brutal Planet-2000-
Dragontown-2001-
The Eyes Of Alice Cooper-2003-
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KILLER-1971-
Sulla scorta del “rock’n’roll” furioso di “Under My Wheel”,
è un disco vario, “hard rock oriented” ma “zappianamente” istrionico.
Teatralità e “humor” nero a bizzeffe. Da segnalare, inoltre, la “title track”,
“Dead Babies” e “Desperado” (“sono un assassino ed un pagliaccio…”).
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SCHOOL’S OUT-1972-
Istrionico e “demoniaco”, Alice “devia” le menti dei
giovani e “mina” i valori della società dei loro padri e delle loro madri. La
“title-track” è un inno vero e proprio. Un album memorabile con “Luney Tune” (già dal titolo è chiaro l’intento
“fuorviantemente sarcastico” di Alice…) e “Gutter Guts” su tutte.
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BILLION DOLLAR BABIES-1973-
Il singolo “Elected” lo precede
(Alice, come Frank Zappa, vuole candidarsi alla Presidenza USA forte di uno
strepitoso programma parodistico) e “B.D.B.” è superbo fin dalla copertina,
raffigurante un “mega dollaro” da un miliardo. “Rock’n’Roll” tanto
efficacemente “hard” quanto volutamente “orchestralmente pacchiano” ed
iconoclasta (ascoltare la marcetta di “Elected” per credere). Altri 3 classici
sono “Hello Hooray”, la “title-track” (duetto con Donovan!!!) e “No More Mr.
Nice Guy” (ripresa successivamente, tra l’altro, dai Megadeth).
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WELCOME TO MY NIGHTMARE-1975-
Un “hard’n’roll” sempre
efficacissimo fa da base per l’innesto di elementi cinematografici, teatrali e
di ballo (!!!) per un “album/musical” unico: probabilmente l’opera migliore di
sempre a firmata da Alice Cooper. La “title-track”, “The Black Widow” (con l’
“intro” recitata nientemeno che da sua maestà Vincent Price!!!) e “Only Women
Bleed” i frangenti migliori di un Mr. Fournier ai massimi livelli.
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CONSTRICTOR-1986-
Con Kip Winger al basso e
prodotto dal duo fenomenale Beau Hill e Michael Wagner (che forniscono il loro
apporto anche in fase di stesura dei pezzi), “Constrictor” è un bel disco di
ritorno, improntato ad un sapientemente “piacione” “american hard ‘n’ heavy” di
stampo “ottantiano”,molto melodico e
contaminato con elementi di “pop” elettronico. Su tutte “Teenage Frankenstein”, “Give It Up”,
“Thrill My Gorilla” e “He’s Back (The Man Behind The Mask)”.
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RAISE YOUR FIST AND YELL-1987-
Sulla falsariga del proprio
predecessore, ed almeno altrettanto valido, ma in chiave potenziata ed
energizzata. “Freedom”, “Lock Me Up” e la allucinatissima “ballad” “Gail” le
migliori del lotto.
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THRASH-1989-
Ottimo “album”, “piacione” più e
meglio di “Constrictor” e potente almeno quanto “R.Y.F.A.Y.”. Su 10 pezzi,
almeno 5 sono stati singoli da posti alti in classifica: dalla strafamosa
“Poison”, alle pimpanti “Spark In The Dark” e “Bed Of Nails”, dall’ “anthemica”
“House Of Fire” alla “ballad” “Only My Heart Talking” (con anche Steven Tyler
degli Aerosmith alla voce). Ma anche il resto del disco di difende alla grande!
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HEY STOOPID-1991-
Il successore “dovuto” di “T.” ed
orientato in senso ancor più radiofonico. La “partnership” creativa con J.Ponti
va che è un piacere, senza dimenticare una parata di “guest stars” da far
paura: Ozzy, Joe Satriani, Nikki Sixx, Mick Mars, Slash e Vinnie Moore. Anche
in questo caso, potenziali singoli da alta classifica come se piovesse, a
partire dalla “title track” (come in effetti fu), alla più riflessiva “Love’s A
Loaded Gun”, dalle “ballads” “Burnin’ Our Bed” e “Die For You” alle “viziose”
“Feed My Frankenstein” e “Little By Little”. Ma il successo di “T.”, sebbene
anche “H.S.” sia andato più che bene, non venne “bissato”.
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THE LAST TEMPTATION-1994-
Un ottimo “album”, passato però inosservato causa
la allora imperante marea “grunge”. Un Alice molto meno “smussato” e molto più
tagliente rispetto alle precedenti produzioni “ottantiane”, vira, riadattandoli
sapientemente però, in direzione dei propri anni ’70 per uno splendido
“concept”, oscuro ed affascinante, la cui trama non vi rivelo anche se vi
consiglio, però, di avvicinarvici a partire dal fumetto allegato al “booklet”
del “cd”. Da antologia, in particolare, la musica ed il testo di “Lost In
America”. Ps: alle tastiere c’è un certo Derek Sherinian. Quanti di voi “prog
metallers” lo sapevano?
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A FISTFUL OF ALICE-1997-
Apprezzabilissimo “live”
riassuntivo che predilige gli anni ’70 ma spazia a “quasi 360°”. Superlativo
Reb Beach alla chitarra e sicuramente gustose le apparizioni di ospiti come Rob
Zombie, Slash e Sammy Hagar.
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AAVV-Humanary Stew. A Tribute To Alice Cooper-1999-
Bob Kulick, Bruce Bouillet, Bob Erzin, Bob Marlette, Joe Elliott, Bruce
Dickinson, Phil Collen, Dave Mustaine, Marty Friedman, Bob Daisley, Eric
Singer, Roger Daltrey, Slash, Mike Inez, Carmine Appice, R.J.Dio, Steve
Lukather, Phil Soussan, Randy Castillo, Vince Neil, Mick Mars, Tony Franklin,
Tommy Aldridge, Dee Snider, Zakk Wylde, Rudy Sarzo, Frankie Banali, Phil
Lewis, George Lynch, Stu Hamm, Vinnie Colaiuta, Derek Sherinian, Glenn Hughes,
Paul Gilbert, Michael Porcaro, Steve Ferrone, Don Dokken, John Norum, Gregg
Bissonette, Steve Jones, Duff Mc Kagan, Billy Duffy e Matt Sorum uniscono le
proprie ragguardevolissime forze ed omaggiano, splendidamente, l'Alice Cooper
più classico: quello, cioè, degli anni '70. Un tributo letteralmente
eccezionale.
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BRUTAL PLANET-2000-
Dopo 6 anni di assenza, Alice
prende il “metal di oggi”, lo introduce nel proprio tritacarne artistico e dà
alle stampe un capolavoro vero e proprio: potente, compresso, cupo e
melodicamente accattivante. La
“title track”, “Cold Machines”, “It’s The Little Things”, “Eat Some More” e la
“ballad” “Take It Like A Woman” come i momenti migliori di un disco splendido.
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DRAGONTOWN-2001-
“B.P.” parte seconda, anche se
meno opprimente del proprio predecessore. Non ne raggiunge i picchi qualitativi
ma resta, comunque, un “album” di altissimo valore.
Su tutte “Love, Sex And Money”, “Fantasy Man”,
“Sister Sara”, “I Jus’ Wanna Be God” e la “ballad” “Every Woman Has A Name”.
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THE EYES OF ALICE COOPER-2003-
Previsto entro questo 2003.
Stando alle prime indiscrezioni, l’elemento “hard ‘n’ roll” diretto, semplice
ed intelligentemente scanzonato e dissacrante ne dovrebbe costituire l’asse
portante. Chi vivrà vedrà, o meglio, ascolterà…
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