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SCHEDA BON JOVI
Luglio/Agosto 2002

A cura di GIOVANNI "RUNAWAY" SALATI

Nel corso dell’estate del 1982, Jon Bongiovi aveva trovato un lavoretto temporaneo come “tuttofare” presso gli studi di registrazione “Power Station Studios” per i quali, invece, lavorava a tempo pieno suo cugino, Tony Bongiovi (ingegnere del suono e produttore, fra gli altri, per Ramones e Talking Heads). Inciso lì il pezzo “Runaway”, con il tastierista di Bruce Springsteen, Roy Bittan, ed il chitarrista del rocker Rick Springfield (un B.Adams “minore” come, del resto, il suo “collega” Corey Heart), Tim Pierce, e riuscito a farlo inserire in una compilation di nuovi nomi locali dello stato americano mid-atlantico del New Jersey. Jon, sulla scorta del successo da classifica che la track ottenne, assembla una band la cui altra figura centrale, ed alter-ego del Nostro, si rivelerà il chitarrista Richie Sambora.

Nel corso del 1983, i così nati Bon Jovi, sempre avvalendosi dei “P.S.S.”, registrano il loro primo, omonimo e splendido album che, uscito nel successivo 1984, apre “col botto” la carriera del gruppo con il suo hard-rock melodicissimo, egregiamente “tastierato” ed efficacissimo in fase di songwriting. Il 1985 è l’anno di “7800 Fahrenheit” che, pur mantenendo intatte le coordinate sonore della band, pur recando nel titolo la temperatura alla quale erutta un vulcano, pur allargando ulteriormente la “fan base” del gruppo e pur mantenendosi su validissimi livelli, non tocca i picchi qualitativi raggiunti dal suo predecessore. Il 1986 vede la band conquistare il pianeta. Prodotti dal duo super-stellare Bruce Fairbrain/Bob Rock ed aiutati, in fase di stesura dei pezzi, dal geniale hit-maker Desmond Child, i Nostri sbancano, letteralmente, il globo terracqueo: “super-pomposo” e praticamente perfetto sotto ogni profilo, “Slippery When Wet”, tra melodia, potenza e “ruffianissima radiofonocità”, porta l’hard-rock melodico del gruppo ai massimi livelli, ponendosi come una pietra miliare che ogni hard-rocker che si rispetti non può non possedere.

Dopo un mastodontico tour mondiale (130 concerti !) ed un meritato periodo di riposo, i Bon Jovi si riaffacciano alla ribalta discografica, nel 1988, con “New Jersey”. Il lato più “Slippery-ano” dell’album segna la riconferma, per la band, delle ormai familiari vendite pluri-milionarie, mentre quello più “Spingsteen-iano”, vera novità di “N.J.”, vede la band, e con essa Jon “in primis”, tributare un lodevolissimo omaggio al conterraneo “Boss”. Tra tour lunghissimi (stavolta tocca anche all’Italia), pause doverose ed intermezzi solisti (vedi apposita sezione), i Bon Jovi fanno aspettare i loro fans per ben 4 anni ed in piena “Età” “Guns ‘n’ Roses-Nirvana-Metallica”, siamo nel 1992/93, tornano con “Keep The Faith”. Confermato Bob Rock in cabina di regia ma mutato nettamente il look, abiti decisamente più sobri e capelli decisamente più corti, l’album ci mostra una band indirizzata in senso più “classicamente rock” anche se comunque, a volte, ancora capace di graffiare come un tempo.

I 6 milioni di copie vendute però, saranno frutto di un successo per lo più europeo. Gli U.S.A. , infatti, sembrano, adesso, quasi ignorare il gruppo che, solo pochissimo tempo prima, avevano intensamente osannato. Celebrato, nel 1994, il proprio “decimo compleanno” con la compilation riassuntiva “Cross Road” (che include anche i 2 inediti “Someday I’ll Be Saturday Night” e “Always”; il singolo della band, quest’ultimo, più fortunato di sempre e che spingerà la raccolta in questione verso il traguardo delle 12 milioni di copie vendute), i Bon Jovi fanno uscire, nel 1995, il controverso “These Days”: vendutissimo anch’esso, fuori dagli Stati Uniti, ma pure, almeno dai “bonjoviani” di più lunga data, ferocemente criticato per le troppe ballads presenti e per l’accentuato alleggerimento complessivo del sound. Tra apparizioni sanremesi (1996), “excursus” cinematografici di Jon, nuovi momenti solisti (vedi apposita sezione) e partecipazioni al “concertone” del 1 maggio a Roma (1998), il gruppo farà parlare di sé, dal punto di vista di nuovi studio-albums, solo nel 2000.

E’ infatti questo l’anno di uscita di “Crush”: un disco anticipato e trainato dal fortunatissimo singolo “It’s My Life”, fautore di una cauta virata in direzione dei tempi che furono, ancora una volta poco considerato in patria e, nel video realizzato per la promozione del singolo “Thank You For Lovin’ Me”, girato al centro di Roma, “pieno” di “influssi tricolori”. A maggio del 2001 esce il live “One Wild Night.Live 85/01” seguito da un tour che, il 27/6 successivo, vede i Nostri “sbarcare” a Padova per un concerto, però, abbastanza deludente (poco più di un’ora e mezza in totale e con un Jon decisamente sottotono). Per il 2002 sono previsti sia un nuovo disco di studio che un box-set per celebrare i 20 anni di carriera della band.

DISCOGRAFIA
1984- Bon Jovi-
Un esordio fantastico. A parte la parzialmente debole “She Don’t Know Me”, un album infarcito di canzoni splendide anche per il loro altissimo tasso di “giovanile freschezza”: le veloci e pimpanti “Runaway”, “Burning For Love”, “Come Back”, “Get Ready” e “Shot Through The Heart” , nonché le cadenzate “Roulette”, “Love Lies” e “Break Out” formano una micidiale “tenaglia sonora”, a base di un irresistibile hard-rock melodico “ottantiano”, dalla cui “morsa” scoprirete che è un vero piacere farsi “stritolare”.
1985- 7800 Fahrenheit-
Non mutano le caratteristiche salienti del primo “B.J.-sound” per un album inferiore al debutto ma comunque validissimo. “In And Out Of Love”, “Price Of Love”, “Only Lonely (curiosamente simile, nel ritornello, a “Notte Rosa” di Umberto Tozzi !)”, “Hardest Part Is The Night” e “Secret Dreams”, una volta vostre, non ve le dimenticherete di certo.
1986- Slippery When Wet-
Se all’ispirazione creativo-compositiva del primo disco, e anche del secondo, aggiungete la produzione faraonica ad opera del duo Bruce Fairbrain/Bob Rock ed il fantastico aiuto, in fase di stesura dei pezzi, che solo la penna magica di Desmond Child può fornire, otterrete un vero e proprio capolavoro. Il terzetto formato da pezzi storici come “You Give Love A Bad Name”, “Livin’ On A Prayer” e “Wanted Dead Or Alive” stenderebbe anche un branco di tori ma anche il resto non è assolutamente da meno. Ascoltare per credere e poi, se questo disco ancora non fa la sua bellissima figura all’interno della vostra discografia personale, compratelo subito !
1988- New Jersey-
Un album a doppia faccia. Il lato “Slippery-iano” di questo disco (“Bad Medicine” e “Lay Your Hands On Me” su tutte) rinverdisce i fasti di due anni prima, mentre la sua componente “Springsteen-iana” (“Blood On Blood” è quasi un plagio di “Jungleland”), oltre a renderlo decisamente gradevole, e sicuramente originale, va letta come il primo passo di quel “percorso pop-rock” che i Nostri imboccheranno convintamene a partire da “Keep…” in poi. Molto bello.
1993- Keep The Faith-
I Bon Jovi “accolgono” la nuova decade con un look rinnovato, decisamente più sobrio, ed un sound anch’esso rinnovato, decisamente meno pesante. La virata in chiave più “classicamente rock” è evidente ma ancora non tutti i legami con il “glorioso passato” sono stati recisi (ottime, a tal proposito, la title-track e “If I Was Your Mother”).
1994- Cross Road-The Best Of Bon Jovi-
Compilation riassuntiva completa, o quasi, immessa sul mercato per celebrare i 10 anni di carriera della band. Menzione speciale per 1 dei 2 inediti presenti (l’altro è “Someday I’ll Be Saturday Night”) , cioè per la ballad “Always”: il singolo più venduto della storia della band.
1995- These Days-
Giustamente controverso. Infarcito di pop-rock per lo più malinconico e sicuramente raffinato ma, a parte la potente “Hey God”, dei vecchi Bon Jovi non c’è più traccia.
2000- Crush-
Più diretto, più “solare” e più “duro” del predecessore (ottime “It’s My Life”, “One Wild Night”, “Next 100 Years” e la “Springsteen-iana” “Just Older”). Definirlo però, come era stato fatto alla vigilia della sua uscita, come un ritorno alle sonorità ed ai livelli qualitativi di “Slippery…” e di “New Jersey” è assolutamente fuori luogo.
2001- One Wild Night Live -
Un live divertente e riuscito che pesca a 360° (o quasi) all’interno della carriera della band. Belle, inoltre, le covers di Neil Young (“Rocking In A Free World”) e Boomtown Rats (“I Don’t Like Mondays”).


GLI ALBUMS SOLISTI

I due principali membri della band, e cioè Jon e Richie, hanno dato alle stampe, oltre al tastierista David Bryan, due dischi solisti a testa. Complessivamente trascurabili quelli del talentuoso axe-man (per la cronaca, si tratta, rispettivamente, di “Stranger In This Town” del 1991, dedito ad un gradevole hard’n’blues, e di “Undiscovered Soul” del 1998, piacevole episodio in chiave rock-soul), vale la pena spendere qualche riga in più per i solo-albums del fascinoso cantante. Nel 1990, Jon faceva uscire “Blaze Of Glory”, colonna sonora del film western “Young Guns II”. Trainato dalla fortunatissima title-track (numero 1 nelle classifiche statunitensi), dall’anch’essa estremamente valida “Santa Fe”, nonché arricchito dalla presenza di Elton John, Little Richard e Jeff Beck, l’album in questione coniuga efficacemente l’ “hard de luxe” della band di provenienza del Nostro con un’ispirata vena country, regalando non pochi momenti di intenso “piacere uditivo”, mentre decisamente meno ispirato, almeno secondo chi scrive, si è dimostrato “Destination Anywhere” del 1997 (discreto il successo ottenuto dal singolo apripista intitolato “Midnight In Chelsea”). Si tratta, infatti, di un disco “cantautorale” piuttosto malinconico e non capace di “metabolizzare” adeguatamente i pur corposamente presenti riferimenti, piuttosto altisonanti, peraltro, tanto a Bruce Springsteen quanto a John (Cougar) Mellencamp.

 
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