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SCHEDA DEF LEPPARD
Ottobre 2002

A cura di GIOVANNI "Animal" SALATI

Provenienti da Sheffield (Inghilterra settentrionale) e formatisi durante la seconda metà degli anni settanta, gli Atomic Mass annoveravano nei propri ranghi il chitarrista Pete Willis, il batterista Tony Kenning ed il bassista Rick Savage. Nel 1977 si unì a loro, in qualità di lead singer, il vocalist Joe Elliot, il quale convinse il resto della band a mutare il proprio nome prima in Def Leopard e poi in Def Leppard. Verificate le non eccelse qualità strumentali/esecutive di Willis, la band gli affiancò il chitarrista Steve Clark, mentre nel corso del 1978, visto il suo scarso rendimento, Tony Kenning venne licenziato. Fu Frank Noon, infatti, a registrare, dietro le pelli, l’autoprodotto E.P. di debutto, per poi venir, di lì a poco, sostituito dall’ex-Rampant Rick Allen. L’E.P. di cui appena sopra riscosse un successo underground sufficientemente consistente da aprire alla band le porte del contratto discografico e l’esordio dei Nostri sulla lunga distanza ne inaugurò la carriera nel migliore dei modi possibili, o quasi.

“On Through The Night” (1980) è, infatti, un album estremamente interessante: posizionato sul versante più melodico e più “americano” dell’allora esplosiva “New Wave Of British Heavy Metal”, il disco, tiepidamente accolto in patria, fece letteralmente faville negli Stati Uniti grazie ad una serie di pezzi duri, melodici e “ruffianamente immediati” come “Hello America”, “Satellite”, “Wasted” e “Rocks Off”. Il successore di un primo passo discografico così valido e così commercialmente fortunato uscì l’anno seguente e prese il nome di “High’N’Dry” (1981). Non travolgente come “On…”, “High…” è , in ogni caso, un album validissimo la cui spiccata vena in stile AC/DC, ancora una volta non particolarmente apprezzata in patria, garantì però loro, sulla scorta delle “quadrate” “High’N’Dry (Saturday Night)” e “You Got Me Running”, un’affermazione statunitense importante, anche e soprattutto dal punto di vista commerciale.

Il quasi perennemente ubriaco Willis venne, di lì a poco, licenziato in tronco ed il suo posto passò all’ex-Girl Phil Collen con il quale, due anni dopo, la band diede alle stampe il terzo capitolo “full-length” della propria storia. “Pyromania” (1983), questo il nome dell’album in questione, rappresenta un momento assolutamente fondamentale per i Def Leppard, sotto ogni punto di vista: vendite, qualità della musica e direzione sonora. Per quanto concerne le prime, basti sapere che, nel corso del 1983, i Nostri, negli U.S.A., vendettero meno, e la differenza, ancor più sorprendentemente, risultò di poco conto, solo del Michael Jackson di “Thriller”. Per ciò che riguarda la seconda e la terza, siamo di fronte ad un “pop/metal” di classe enorme: ricco di hit singles (tra le altre, vi cito “Photograph”, dedicata a Marilyn Monroe, “Rock Of Ages” e “Hunt The Hunter”), maniacale nella scelta del suono ed arricchito da arrangiamenti di amplissimo respiro.

La gestazione del successore di un simile capolavoro, dopo la conclusione di un importante tour mondiale, fu estremamente travagliata: all’obbiettiva difficoltà di “bissare”, qualitativamente parlando, la pregevolissima fattura di “Pyromania”, si aggiunse la tragedia che colpì il batterista Rick Allen il quale, in seguito ad un incidente automobilistico, perse il braccio sinistro. Dando prova di un estremamente commovente spirito di squadra, i Def Leppard aspettarono il recupero del compagno d’avventura e fecero in modo che gli venisse appositamente costruita una batteria speciale che, una ristabilitosi Rick , lo rese nuovamente in grado di poter suonare ai livelli precedenti quel terribile avvenimento. Questi, dunque, i motivi in base ai quali “Hysteria”, questo il nome di quello che, allora, era il nuovo album della band, si affacciò sul mercato solo nel 1987. I quattro, lunghissimi, anni di attesa, però, nulla sembrarono, o quasi, in confronto al valore del nuovo “full-length”. Commercialmente fortunatissimo (16 milioni di copie vendute nel mondo, delle quali 12 nei soli Stati Uniti), “Hysteria” è, infatti, un disco raffinatissimo, prodotto in maniera “stellare”e traboccante di singoli da alta classifica: le “ultra-radiofoniche” “Animal” e “Hysteria”, la “quadrata” “Pour Some Sugar On Me” , la languida ballad “Love Bites”, le suadenti “Armageddon It”, “Gods Of War” e “Are You Excitable ?”, nonché la pimpante “Run Riot”. Il dopo-“Hysteria”, purtroppo però, non sarà molto meno complicato del dopo-“Pyromania”.

Terminato un estesissimo tour mondiale, i Def Leppard cominciarono a lavorare al nuovo album durante il mese di ottobre del 1988 ma, oltre agli ormai pienamente consolidatisi lunghi tempi lavorativi della band, si aggiunse, come ulteriore “fattore di ritardo”, un’altra tragedia. L’8-1-1991, infatti, il chitarrista Steve Clark venne trovato morto, ucciso da una combinazione, letale, per l’appunto, fatta di ingenti quantità di alcool unite agli antidolorifici prescrittigli dal medico contro i postumi di una recente frattura a tre costole. Rimpiazzato Clark con l’ex-Ronnie James Dio Band ed ex-Whitesnake Vivian Campbell (venne in tal modo completata quella che è ancora l’attuale formazione dei Nostri) i Def Leppard fecero uscire, siamo ormai nel 1992, il buon “Adrenalize”. Album assolutamente non paragonabile con i fasti gloriosi di “Pyromania” e “Hysteria”, ma sempre ricercatissimo nei suoni (forse stavolta anche troppo), prodotto impeccabilmente ed ancora tutt’altro che avaro in fatto di soddisfazioni economiche procurate alla band (venderà, in totale, 6 milioni di copie) , “Adrenalize” si lascia, in ogni caso, ascoltare piacevolmente, specialmente durante i suoi frangenti più scanzonati come “Let’s Get Rocked” e “Makin’ Love Like A Man”. Il successivo 1993 vedrà i Nostri partecipare alla colonna sonora del film “Last Action Hero” (protagonista Arnold Schwarzenegger) con la ballad “Two Steps Behind”, la quale fungerà anche da unico inedito presente su “Retro/Active”(1993) , raccolta di b-sides, rarità ed inediti relativi alla “Steve Clark-era”, mentre risale al 1995 l’immissione sul mercato del primo “best of” del gruppo, intitolato “Vault” ed arricchito dalla presenza di una nuova ballad inedita (“When Love And Hate Collide”).

Il momento di massimo fulgore dell’ “era alternative” poi, e cioè il 1996, coinciderà anche con il completamento e l’uscita del nuovo studio/album dei Def Leppard. “Slang”, però, questo il titolo della release in questione, è un disco tutto sbagliato, il vero capitolo nero della storia degli hard-rockers di Sheffield. Il tentativo di “stare al passo con i tempi” e di “modernizzare” il sound della band, infatti, si risolverà in un fallimento completo, emendato soltanto a metà del 1999 quando, con l’avvento del buon “Euphoria”, i Nostri, sebbene in chiave più “pop-oriented”(ascoltate, a tal proposito, “Demolition Man” e “21st Century Sha-La-La Girl”), e meno ispirata rispetto al passato, torneranno sui propri passi. Il 2001 verrà speso, dai membri della band, in direzione di non pochi impegni “personal-paralleli”: Rick Savage lo ha trascorso nel ruolo di padre, Rick Allen si è dedicato alla sua “Raven Drum Foundation”, Vivian Campbell ha dato vita ai Clock, mentre Joe Elliot e Phil Collen, come Cybernauts, hanno riproposto in chiave hard-rock i vecchi pezzi di David Bowie del periodo “Ziggy Stardust”.

E’, invece, recentissima (luglio scorso) l’uscita di quello che attualmente è il più recente capitolo della ormai più che ventennale carriera dei Def Leppard. Sulla falsariga di “Euphoria”, “X” (inteso come il numero romano 10 onde indicare il decimo album della band) gli è, però, superiore grazie, indubbiamente, a collaborazioni esterne di tutto rilievo rispondenti ai nomi di Marti Fredriksen (già all’opera con gli Aerosmith), nonché di Andreas Carlsson e di Per Aldeheim (questi ultimi già prodigatisi per N’Sync, Britney Spears e Back Street Boys). “Super-melodie” e ruffiane atmosfere commerciali caratterizzano, perciò, ma sempre in chiave “hard-rock-pop”, un disco che non è certo un capolavoro assoluto ma che, risultando convincentemente fresco e gradevole, ci consegna i Def Leppard in una forma sicuramente più che buona (vedi, ad esempio, “Now” e “Four Letter Word”).

DISCOGRAFIA
(brevemente commentata)
“On Through The Night” (1980)
Un ottimo esordio, “tra Europa ed America”. La diretta “Wasted” e la pimpante “Rocks Off” su tutte.
“High’N’Dry” (1981)
Non bello come il suo predecessore ma “gustosamente AC/DC-iano”. Le “quadrate” title-track e “You Got Me Running” fungono da “highlights”.
“Pyromania” (1983)
Splendido! Ispiratissimo a livello di idee, ricercatissimo a livello di suoni, raffinatissimo in fatto di arrangiamenti e commercialmente molto fortunato. Da avere assolutamente!
“Hysteria” (1987)
Un capolavoro assoluto! Suoni “stellari” ed una freschissima immediatezza melodica per un album favoloso anche dal punto di vista delle vendite. Anch’esso, da avere assolutamente!
“Adrenalize” (1992)
Gradevolissimo e commercialmente fortunato ma, probabilmente, un po’ troppo sintetico nei suoni. In ogni caso, un buon album.
“Retro/Active” (1993)
Rarità, inediti e b-sides della “Steve Clark-era”.
“Vault” (1995)
Fino ad ora, l’unico “best of” ufficiale dei Def Leppard.
“Slang” (1996)
Def Leppard meets alternative rock? Lasciamo perdere…
“Euphoria” (1999)
Un gradito ritorno, in chiave più pop, alle vecchie sonorità (anche se non ai vecchi fasti).
“X” (2002)
Sulla falsariga del suo predecessore ma sicuramente nel senso di un pronunciato passo in avanti sotto il profilo qualitativo. I Def Leppard del 2002 sono assolutamente vivi e se la passano tranquillamente bene.
 
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