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SCHEDA EUROPE
Giugno 2002

A cura di GIOVANNI "SUPERSTITIOUS" SALATI

Trainato dalla sua celeberrima title/track (numero 1 nelle charts di ben 27 paesi !), l’album “The Final Countdown” vende 7 milioni di copie nel mondo e rende questa formazione svedese famosissima ovunque. E’ allora infatti, siamo nel 1986, che moltitudini di ascoltatori scoprono il combo scandinavo in questione inconsapevoli, però, di come “T.F.C.” fosse il terzo album di una band formatasi tra gli ultimissimi anni settanta ed i primissimi anni ottanta. In origine, o quasi, si trattava di un quartetto chiamato Force : capitanato dal creativamente prolificissimo Joey Tempest alla voce e completato, nella propria line/up, da Jon Norum (chitarra), Jon Leven (basso) e Tony Reno (batteria). Agli inizi del 1982, i Force prendono parte ad un concorso svedese per talenti emergenti e, dopo il cambio di nome in Europe, ne vincono le finali ottenendo, come premio, la possibilità di registrare un album per l’etichetta del produttore Thomas Erdtmann, la Hot.

Omonimamente intitolato ed uscito nel 1983, questo ottimo debutto, all’insegna di un hard/rock melodico e pimpante ma anche potente, riceve riscontri sicuramente positivi, ma è solo nel corso del successivo 1984 che, con il proprio secondo passo discografico, la band comincia a vedere aprirsi, davanti a sé, le porte di un successo, se non di massa, comunque rilevante. Considerato da non pochi come il miglior capitolo in assoluto della storia degli Europe, “Wings Of Tomorrow”, questo il nome dell’album, mescola un validissimo ed indurito hard/rock a parti di chitarra piuttosto classicheggianti (in stile Blackmore/Schenker), coronando il tutto con la ragguardevole prestazione di Tempest la cui voce, chiara ed acuta, diventerà, probabilmente, il marchio di fabbrica della band. Sostituito l’impreciso Reno con il nuovo batterista Ian Haughland ed assunto, come nuovo membro permanente, il tastierista Mic Michaeli, i Nostri danno alle stampe, rieccoci, dunque, al “fatidico” 1986, il fortunatissimo sopracitato “T.F.C.”.

Caratterizzato da un chiaro ammorbidimento rispetto al sound dei dischi precedenti, da una cristallina produzione ad opera Kevin Elson (già all’opera con Journey e Night Ranger) e da un importante ruolo assegnato alle tastiere, l’album, decisamente orecchiabile, trasforma i 5 musicisti svedesi, sulla scorta di 4 azzeccatissimi singoli (la title/track, “Rock The Night, “Cherokee” e la languida ballad “Carrie”), anche nei nuovi “teen/idols” di metà anni ottanta. Alla partenza del relativo tour mondiale però, Norum lascia la band a causa tanto di, tutto sommato, comprensibili problemi caratteriali con l’egocentrico Tempest, quanto di un suo esplicito desiderio prepotentemente rivolto in direzione di un ritorno alle radici più classicamente hard/rock dello “Europe/sound”. Per sostituirlo, proveniente dagli Easy Action, viene scelto Kee Marcello. Con il nuovo arrivato, forse, tecnicamente, addirittura più competente di Norum ma, probabilmente, privo della medesima carica di feeling intrinseca allo stile esecutivo di quest’ultimo, la formazione scandinava fa uscire, siamo nel 1988, il validissimo “Out Of This World”.

Prodotto da Ron Nevinson (già all’opera con U.F.O. , Heart e Survivor), l’album in questione si pone come degnissimo successore del suo multimilionario predecessore: capace di mantenersi sulle sue interessantissime coordinate sonore (sempre improntate ad un intelligente uso di un astuto mix fra orecchiabilità quasi/pop ed impatto derivato dall’hard/rock anni ottanta) ma anche in grado di dispiegare un aumentato tasso di maturità e di “pomposità” che, entrambe, lo rendono il tramite ideale fra “passato” (“T.F.C.”, per l’appunto) e “futuro” (“Prisoners In Paradise”). Posticipato onde permettere alla band di smaltire i postumi dell’imponente tour mondiale effettuato per promuovere “O.O.T.W.”, ma anche perché giudicato troppo poco commerciale dalla loro casa discografica (allora era la Epic), “Prisoners…”, quinto album degli Europe, esce, prodotto da Beau Hill (già all’opera, fra i tanti acts a lui affidatisi, con i grandiosi Ratt), nel settembre del 1991. Ancora una volta, siamo al cospetto di un prodotto di altissima qualità. Melodicissimo e cristallino come sempre, “Prisoners…” è l’album più maturo e, forse, qualitativamente più interessante che gli Europe abbiano mai realizzato.

Il perché di una simile affermazione risiede, per lo meno secondo chi scrive, nella capacità, che esso indubbiamente mostra, di posizionarsi perfettamente nel punto di intersezione fra orecchiabilità, potenza e “pomposità”, dosando accuratamente le tre appena citate componenti e mettendole al servizio di un prodotto finale immediato ma ricercato, fresco ed orecchiabile ma mai “zuccheroso”. In una parola, perciò, come affermato poco sopra, maturo. “Prisoners…”, però, segna anche il “canto del cigno” per la band. Stanco dei ritmi, delle pressioni e delle fatiche del “music/biz” ma anche pienamente consapevole di come l’avvento del “grunge/alternative” avesse letteralmente non cambiato, bensì stravolto fin dalle fondamenta, il panorama musicale internazionale, Joey, vero e proprio “deus ex machina” del gruppo, fa in modo che gli Europe si prendano una…“pausa indefinita”, ancor oggi non terminata.

Ritorneranno, prima o poi ? Si riformeranno in pianta stabile ? Un simile avvenimento, almeno allo stato attuale delle cose, è tutt’altro che all’ordine del giorno. Ciò, però, non scalfisce affatto il valore di quanto realizzato da un gruppo al quale eventuali neofiti, spero incuriositi in tal senso anche da quanto appena letto, possono avvicinarsi cominciando con il far propria la compilation “postuma”, uscita nel 1993, intitolata “Europe 1982/1992”.

DISCOGRAFIA
(con segnalazione di alcuni fra i brani più significativi, anche se non necessariamente più belli, presenti in ogni studio/album)
 
1983- Europe-
(“Paradize Bay”, “In The Future To Come”)
1984- Wings Of Tomorrow-
(“Dance The Night Away”, la title/track)
1986- The Final Countdown-
(la title/track, “Rock The Night”, “Cherokee”, “Carrie”)
1988- Out Of This World-
(“Superstitious”, “Sign Of The Times”)
1991- Prisoners In Paradise-
(“All Or Nothing”, la title/track, “Halfway To Heaven”)
1993- Europe 1982/1992-
(Raccolta)
2000- Europe 1982/2000-
(Raccolta)
   

E DOPO ?

Scioltasi nel 1992 la band che li ha resi ricchi e famosi, di cosa si sono occupati, in ambito sempre musicale, gli ormai ex/membri degli Europe da quel momento in poi ? Joey Tempest si è riciclato come “chansonnier rock/pop”, avventuratosi alla, finora non certo esaltante, ricerca di una vena “folk/intimista” di chiara matrice statunitense (pesantemente influenzata da Jackson Browne e Tom Petty), mentre ancor più marginale, anche se qui rientriamo in ambito hard/rock, è stata ed è la carriera solista di Kee Marcello (imminente un suo nuovo album solista dopo l’esordio “Shine On” e dopo aver suonato con Red Fun, Joey Tafolla ed Eclipse). Ian Haughland, nel frattempo, si è “tenuto in esercizio” con i Baltimore, con gli Stormwind ed i Niva, ha “re/incontrato” Jon Leven nei Clockwise, e, sempre con Leven, ma, stavolta, anche accanto a Mic Michaeli, lo abbiamo visto “darsi da fare” con i Brazen Abbott e con Glenn Hughes. Per finire, due righe su Jon Norum: entrato recentemente a far parte dei fantasmagorici Dokken dopo una lunga e pregevolissima carriera solista che, molto probabilmente, è stata, per ora, solo temporaneamente accantonata (caldamente raccomandato, come minimo, il suo solo/album d’esordio intitolato “Total Control” uscito nel 1987).

SPECIAL THANX TO PATRIZIO “PAT” IZZO.

 
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