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SCHEDA MOTLEY CRUE
Novembre 2002

A cura di GIOVANNI "Five Years Dead" SALATI

Formatosi nel corso degli ultimissimi anni settanta nell’area di Los Angeles, il quartetto dei Motley Crue (Vince Neil alla voce, Mick Mars alla chitarra, Nikki Sixx al basso e Tommy Lee alla batteria) si dimostrerà essere, di lì a poco e sulla scorta di un successo planetario, uno degli alfieri principali dell’enorme affermazione, durante gli anni ’80, del “glam/metal”. I numerosissimi concerti tenuti su e giù per la “città degli angeli” assicurarono in poco tempo ai Nostri un’estesa “fan base” la quale, attratta in direzione della band dalla qualità della proposta musicale da essa offerta, ovviamente, ma anche, e non poco, dalle sue pirotecniche esibizioni dal vivo, dal suo look ultra/eccessivo [da veri e propri “shock (hard) rock heroes”] e dalle sue “disavventure” legate a frequentissimi “contatti” con il mondo del “sex” e delle “drugs”, assicurò al primo ed auto/prodotto album dei Motley (“Too Fast For Love”, 1981, Leathur Rec.) un successo underground tale (20.000, circa, le copie vendute) da spingere l’Elektra Records a metterli sotto contratto, a ristamparne “l’opera prima” ed a ridistribuirla in maniera più capillare. Album fresco ed “ingenuo”, vista anche la giovanissima età media della band (a parte quella del più “anziano” Mars), “Too…” rilegge convincentemente, in chiave “guitar-oriented”, gli stilemi, allora dominanti anche negli Stati Uniti, della “new wave” presentandosi come non certo contraddistinto da un livello qualitativo fantasmagorico ma dimostrandosi, d’altro canto, positivamente essenziale e diretto (ascoltare “Live Wire”, “Take Me To The Top”, “Public Enemy # 1”, “Come On And Dance”, “Starry Eyes” per credere). A due anni dopo risale, siamo nel 1983, il successivo “Shout At The Devil”.

Decisamente più “duro” e più “stradaiolo” del predecessore e, soprattutto, di stampo pienamente ed inequivocabilmente “80’s hair metal”, “Shout…” può essere considerato, da un punto di vista prettamente stilistico, il “vero inizio” della carriera della “Ciurma Colorata”. La loro re-interpretazione di “Heltet Skelter” dei “Fab Four” (The Beatles) , la title-track, “10 Seconds To Love”, “Looks That Kill” e “Too Young To Fall In Love” vanno certamente annoverate fra i momenti salienti di un gran bell’album che meritatamente (e grazie anche: ad un esteso tour nord americano, all’immagine “shock” della band, a riusciti video-clips ed alla pubblicità che i Nostri attirarono su loro stessi, e sempre costantemente attireranno, grazie al loro, a volte anche eccessivamente, conclamato “outlaw lifestyle”) ottenne lo status di disco di platino oltreoceano. L’attività promozionale, 1983/84, portò la band anche in Europa e se negli U.S.A. i Crue ebbero la possibilità di accompagnare “on the road” nomi del calibro di Van Halen, Ozzy, Scorpions e Judas Priest, “da noi” i Motley “si fecero vedere” in compagnia di Van Halen, Ozzy, Scorpioms, R.J. Dio, Iron Maiden ed AC/DC (in Italia a Reggio Emilia ed a Nettuno, non lontano da Roma), non senza essersi splendidamente esibiti al festival di Donington di quell’anno. Quella che sembrava essere la continua “cavalcata” dei Motley Crue verso la gloria rischiò però seriamente, di lì a poco, di interrompersi bruscamente alla fine, sempre, di quel “fatidico” 1984.

Un Vince Neil completamente ubriaco alla guida, infatti, provocò un terribile incidente automobilistico a causa del quale morì il passeggero della sua vettura: il collega/musicista Razzle, batterista dei grandiosi “sleaze hard/rockers” finlandesi Hanoi Rocks. Oltre ad aver causato lo scioglimento della validissima band nordica, Neil fu, ovviamente, costretto a fare i conti con le conseguenze penali della sua condotta ma, “cavandosela” con una pesantissima cauzione (oltre due milioni di dollari, del 1985!) ed un relativamente breve periodo di detenzione in carcere, riuscì a fornire il proprio contributo a “Theater Of Pain” (1985). Il terzo album dei Motley Crue, meno “spigoloso”, meno “cupo”, più “colorato” ed accessibile del predecessore, riscosse un successo di vendite enorme sulla scorta della ballad “Home Sweet Home”, delle “sinuose” “City Boy Blues” e “Keep Your Eye On The Money”, della “anthemica” “Tonight (We Need A Lover)” ma, soprattutto della “scanzonatissima” riproposizione di una “hit” del 1974: originariamente firmata dai Brownsville Station, accompagnata da un esilarante video-clip, ed intitolata “Smokin’ in The Boys Room”.

Nello stesso periodo, nel frattempo, Tommy Lee si sposa con l’attrice Heather Locklear (allora “Dynasty”, successivamente “Melrose Place” nonché, sempre successivamente, compagna del chitarrista dei Bon Jovi, Richie Sambora) ed il gruppo, nel suo insieme, ne trae ulteriore pubblicità.: i Motley, infatti, sfruttando al massimo la propria immagine di “sciupafemmine” e di “ribelli”, si sono perfettamente calati nella parte, “super media-friendly”, peraltro…, dei “sex symbols”. Dedicato al “sex”, ma anche alle “drugs” ed al “rock’n’roll”, esce poi, e siamo così giunti al 1987, l’album “Girls, Girls, Girls”. Con esso la band raggiunge l’apice del proprio successo statunitense e mondiale, ed a ragion veduta. “Girls, …”, infatti, è un album praticamente prefetto che trova nella potenza di “Wild Side”, nel “groove” della title-track, di “Bad Boy Boogie” e di “All In The Name Of Rock”, nonché nella velocità della loro riproposizione del classico di Elvis Presley “Jailhouse Rock”, i propri frangenti più importanti. Il seguente tour americano/mondiale del 1987/88 con gli Whitesnake farà…“il pieno di tutto”: di pubblico (ovviamente…), di spettacolarità (basti pensare alla gabbia roteante nel vuoto all’interno della quale si trovavano Tommy Lee e la sua inseparabile batteria) e di eccessi (in un albergo di Tokyo Nikki Sixx rischiò seriamente di morire a causa di una overdose di eroina) che, questi ultimi, lasciarono la band fisicamente a pezzi. Un’ulteriore tappa della vicenda “storico-musicale” dei Crue venne completata nel 1989 e prese il nome di “Dr. Feelgood”. Il quinto album della band, sempre decisamente valido sotto il profilo qualitativo (ascoltare la title-track e “Kickstart My Heart” per credere), le diede ottime soddisfazioni dal punto di vista delle vendite ma, pur sempre “super sleazy”, iper/prodotto e contrassegnato, stavolta, da un sound più corposo del solito, segnò anche un certo qual passo indietro rispetto ai livelli precedentemente raggiunti.

D’altronde, però, va anche detto che “bissare” in così poco tempo un album fenomenale come “Girls,…” sarebbe stata un’impresa difficilissima, non solo per i Nostri ma per chiunque. Sempre nel corso del medesimo 1989, ad ulteriore riprova di un altro anno di trionfi, la band, prima, partecipò alla compilation “Stairway To Heaven, Highway To Hell” (con una cover di “Teaser” di Tommy Bolin) e, poi, si esibì a Mosca (in compagnia, fra gli altri, di Scorpions, Bon Jovi, Ozzy e Gorky Park) nell’ambito del “Moscow Music Peace Festival”. Giunti così a ridosso dei 10 anni di attività, i Motley Crue attesero il settembre del 1991 per dare alle stampe una compilation riassuntiva intitolata “Decade Of Decadence” ed impreziosita dalla presenza, fra i vari inediti ivi inclusi, della splendida, potente ma anche “stranamente cupa” “Primal Scream”. Il pezzo non fu mai gradito a Neil il quale, avendo, però, inteso essere proprio quella tracciata da “Primal…” la nuova direzione musicale della band, ma anche sull’onda di nel frattempo notevolmente complicatisi rapporti interpersonali con il resto del gruppo, uscì dai Crue e, stretto un interessante sodalizio creativo con il grandioso ed ingiustamente sottovalutatissimo Steve Stevens (tra gli altri, ex-Billy Idol Band), diede alle stampe, attorno alla metà dei ’90, due albums solisti. Il primo, intitolato “Exxxposed”, si caratterizzò per il proprio stile “sleazy/stradaiolo/festaiolo”, ispirato ai fasti della decade allora da non molto terminata, mentre il suo successore, “Carved In Stone”, offrirà null’altro che una scialba e trascurabilissima prova di sapore “grunge/alternative”. Sostituito il platinato Vince con John Corabi (tra l’altro, ex-The Scream), i Motley si riproposero al grande pubblico nel 1994 con un album omonimo e molto controverso. “M.C.” presentò i Nostri completamente cambiati in tutto, a parte il nome.

Le tonalità alte e nasali di Neil erano assolutamente differenti dalla timbrica potente e “roca” di Corabi; il look, sempre “shock-ante”, si era notevolmente “incupito” e lo stesso si può dire del sound: “stranamente dissonante” nonché decisamente più rallentato ed inequivocabilmente più pesante di quanto i Crue non avessero mai proposto fino a quel momento. Disco non immediato ma veramente ottimo (ascoltare “Power To The Music”, “Uncle Jack”, “Hooligan’s Holiday” e la semi/ballad “Misunderstood” per credere), “M.C.”, peraltro “astutamente in linea” con il “trend” del momento, anche se forte di una qualità decisamente superiore alla media, pagò, senza dubbio, l’esser stato immesso sul mercato da parte di una band che, però, aveva conservato QUEL nome. Un “monicker”, infatti, “troppo” legato ad un precedente successo sia troppo rilevante sia abissalmente differente, rispetto a quello che allora era considerato essere “il presente ed il futuro del rock, più o meno hard”, per non suscitare perplessità, specialmente se associato alla proposta musicale di cui appena sopra. Gli anni novanta, inoltre, sono stati anni di vere e proprie “turbolenze private” per tutti i membri della band e ciò non ha potuto non influire anche sulle vicende musicali dei Nostri. Tornato sui propri passi e rientrato nei Crue tra la fine del 1996 ed i primi del 1997, dopo il fallimento commerciale dell’esperienza che Tommy, Nikki e Mick ebbero con Corabi alla voce (per questo allontanato dalla band ma rientrato subito ottimamente in pista con i “de-luxe hard-rockers” Union dell’ex-Kiss Bruce Kulick), Vince, tra droghe, alcool, pornostars (Savannah-tra l’altro, “ex” di Billy Idol e DI TUTTI i Guns‘n’Roses, nonché suicidatasi nel 1994-e Janine-quella del video “What’s My Age Again?” dei Blink182, per intenderci-) e modelle (Heidi Mark), dovrà trovare la forza anche di sopravvivere alla morte della figlia Skylar (deceduta a neanche 5 anni di età in seguito ad un tumore); Tommy Lee dal canto suo, anch’egli non certo lesinando in fatto di alcool e droghe, salirà agli “onori” della cronaca, prima, per la sua relazione con Bobbie Brown (modella, “ex” del cantante degli Warrant, Janie Lane, nonché protagonista del loro video “Cherry Pie”) e, successivamente, per quella con la “playmate” e “bambolona” di “Baywatch”, Pamela Anderson, mentre Nikki e Mick (comunque afflitto da una stranissima malattia ossea) costituiranno, ma si tratta di una valutazione espressa con la più estrema cautela, l’ala meno “scatenata ed auto/distruttiva” della band.

Chi fosse interessato ad ogni minimo pettegolezzo avvenuto in “casa Motley” può far propria la loro biografia giustamente intitolata “The Dirt”, e disponibile anche in lingua italiana, dal punto di vista della loro storia musicale, invece, è dal successore di “M.C.” che riprende la presente trattazione. Atteso con trepidazione da tantissimi fans in giro per il mondo, vista la ritrovata presenza dietro il microfono del “figliol prodigo” Neil, “Generation Swine” (1997, questo il titolo dell’opera) deluse non pochi ascoltatori. Il “battage” pubblicitario scatenatosi attorno ad esso non ebbe infatti la possibilità di nasconderne la natura interlocutoria ed incerta: più leggero, più melodico (ascoltare il singolo “Afraid” per credere) ma anche sicuramente qualitativamente inferiore al proprio predecessore, “G.S.”, comunque contraddistinto da un chiaro “sapore modernista”, non è nemmeno lontano parente degli albums degli anni ’80. Una prova tutt’altro che sgradevole, va detto, ma anche altrettanto priva di qualsivoglia “appeal”. Il biennio 1998/99, contrassegnato da zero “studio-novità”, vide la band presentarsi per ben tre volte sul mercato. I “completisti” più accaniti avranno trovato pane per i propri denti con il “Greatest Hits” (1998) e con la raccolta di “b-sides”, “remixes”, rarità e curiosità varie intitolata “Supersonic Demonics Relics” (1998), mentre sicuramente molto meno “curiosa” e ben più rilevante fu l’uscita del doppio “Live: Entertainment Or Death” (1999). Le vere novità, però, riguardarono, ancora una volta, la “line-up”. Fautore, anche in “tempi non sospetti”, di sonorità “elettro/pesanti” (anche se pochi sanno che suonò le parti di batteria di alcuni pezzi dell’album “The Downward Spiral” dei Nine Inch Nails, uscito nel 1994) e “membro della ciurma” meno convinto della “semi/restaurazione” avviatasi con il ritorno di Neil, Tommy Lee, complici anche forti incomprensioni interpersonali con Vince, abbandonò i Motley virando stilisticamente in direzione, prima, “modernista” (Methods Of Mayhem) e poi, più o meno, “pop/rock” (il recente album solista). Reclutato dietro le pelli l’ottimo Randy Castillo (tra gli altri, ex-Lita Ford Band ed ex-Ozzy Osbourne Band), i Nostri “continuarono a proseguire a ritroso” e nel 2000 tale “ritorno al passato” si manifestò con l’avvento di quello che, attualmente, è ancora l’ultimo album in studio della band: “New Tattoo”. Rozzo, “fun-oriented” e “stradaiolo”, “N.T.”, pur non facendo gridare al miracolo [ma sulla scorta di efficaci “straight in your face (hard) rock ‘n’ roll tracks” come “Hell On High Heels”, “Pornostar” e “1st Band On The Moon”], ha avuto il merito di restituirci i Motley Crue in una forma non ottimale, certo, ma indubbiamente buona. Quello che però avrebbe potuto essere solo il primo passo di un percorso finalmente nuovamente ascendente non ha, a tutt’oggi, avuto seguito. I motivi di quest’ ennesimo “intoppo” vanno fatti risalire ai mai cessati problemi “personal/familiari” dei membri della band (leggasi “stravizi/salute”, “matrimoni/separazioni”, etc…), alle mai sopite “incompatibilità interpersonali” all’interno della “line-up” ma, soprattutto e purtroppo, alla morte del “neo/entrato” Randy: spentosi a fine marzo di quest’anno a causa di un tumore. Mai ufficialmente sciolta, la band è per ora ferma per quanto riguarda la proprie attività musicali. Nel nome del rock‘n’roll però, chi scrive spera che una simile, più o meno lunga, “pausa” cessi quanto prima.

DISCOGRAFIA
“Too Fast For Love”-1981- Un esordio “scoppiettante”, fresco e divertente. Il “New/Wave-Guitar/ Oriented-Hard/Pop” di quest’album lancia segnali importanti in direzione di un grande futuro. “Shout At The Devil”-1983-
Il “vero esordio stilistico” della band. Diretto, “quadrato” ed “incazzato”. Ottimo.
“Theater Of Pain”-1985-
Più accessibile e “colorato” del predecessore. “Scanzonato” e divertente ma non certo inferiore all’album di due anni prima.
“Girls, Girls, Girls”-1987-
Il capolavoro della band e, probabilmente, il manifesto di un’ “epoca” musicale. Da avere assolutamente.
“Dr.Feelgood”-1989-
Produzione “iper/deluxe” per un disco molto valido ma non bello come il suo predecessore.
“Decade Of Decadence”-1991- La celebrazione dei primi dieci anni di attività della band. Fra gli inediti c’è l’ottima “Primal Scream”.
“Motley Crue”-1994-
Ottimo album ma troppo “diverso” da ciò che i più si aspettavano e si dimostrarono disposti ad accettare. Peccato per chi lo ha snobbato. Ha fatto male.
“Generation Swine”-1997-
Gradevole e nulla più. Poco ispirato, interlocutorio e senza mordente.
“Greatest Hits”- 1998-
Una buona occasione per fare il punto della situazione.
“Supersonic Demonic Relics”-1999-
Rarità, “b-sides”, “remixes”, inediti, etc…
“Live: Entertainment Or Death”-1999-
Forse “iper/prodotto” ma certamente coinvolgente.
“New Tattoo”-2000-
Un riuscito “ritorno all’antico”, anche se non certo paragonabile ai fasti del passato.
 
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