SCHEDA Queensryche
Giugno 2003
A cura di GIOVANNI "Mind/Crime" SALATI
Una delle bands più valide ed importanti
dell’intera storia del metal (termine, quest’ultimo, da intendersi, in questo
caso, nel senso più lato possibile) nasce a Bellevue, vicino Seattle (stato di
Washington, Stati Uniti d’America), nel 1981 quando Chris De Garmo
(chitarrista), Michael Wilton (chitarrista), Eddie Jackson (basso) e Scott
Rockenfield (batteria) si incontrano, in un locale negozio di dischi (l’ “Easy
Street Records”) con Geoff Tate (cantante). Fino a quel momento, i primi 4 suonavano
nei Mob mentre Tate aveva appena lasciato i Myth. Unite le rispettive forze, i
Nostri decidono di adottare il “monicker” Queensryche e registrano un “demo”
contenente 4 brani. I proprietari del negozio all’interno del quale avvenne il
“fatidico” incontro, Kim e Diana Harris, ascoltato quanto realizzato dai 5 e
verificatane l’ottima qualità artistica, fondano la “206 Records”: l’etichetta
per la quale, siamo nel frattempo giunti all’estate del 1983, gli stessi brani
escono su 12”, divulgando in tal modo il metal duro e melodico del gruppo
(vicino, a grandi linee, a quello dei Judas Priest ma in chiave meno
aggressiva, più “pomposa” e più melodica). Forte dell’appoggio entusiasta della
rivista britannica “Kerrang!” (allora davvero valevole e non ancora, come dai
primi anni ’90 in poi, ridottasi a pura spazzatura), l’E.P. in questione
ottiene un ragguardevole successo e la EMI, colta al volo l’occasione e messo
il gruppo sotto contratto, lo pubblica in edizione internazionale: è il
“Queensryche E.P.” e, al suo interno, “Queen Of The Reich” è un vero e proprio
inno.
Il successivo 1984 è l’anno del debutto sulla lunga
distanza: esce “The Warning”, un album piuttosto diverso rispetto alle
aspettative suscitate dal 12”. L’album infatti, dando il via a quel “valzer dei
mutamenti” che (decisamente più in bene che in male!) sempre caratterizzerà il
percorso artistico dei Queensryche, ridefinisce le coordinate stilistico/sonore
del gruppo, rileggendone le peculiarità espressive in senso meno metal in
confronto con l’E.P. (effetto, prima di tutto, della produzione di James
Guthrie, già al lavoro con i Pink Floyd) ma, d’altro canto, senza nemmeno mai
del tutto recidere un evidente “filo diretto” con la scuola britannica (a tal
riguardo, “Roads To Madness” è da culto). Le potenti chitarre di De Garmo e di
Wilton, nonché la voce, splendida, di Tate (alta ma mai stridula e sempre
estremamente calda e pastosa), sono caratterizzate da un deciso accento epico,
mentre gli arrangiamenti di archi e le ballads (intense e mai smielate, un
altro tratto costante della carriera della band) danno al disco un’identità
sicuramente orientata in senso maggiormente progressivo. Dopo un felice tour in
supporto alla Ronnie James Dio Band, per i Nostri è la volta, siamo nell’estate
del 1986, del loro secondo lavoro. Prodotto da Neil Kernon, “Rage For Order” ci
mostra una band letteralmente metamorfosizzatasi nel sound: ora, infatti,
notevolmente tagliente e metallico, per un album secondo molti, e non a torto,
a dir poco superlativo e promosso con un tour effettuato in supporto agli
AC/DC. Dimostratisi irrisolvibili alcuni “problemi gestionali” con gli Harris,
i Queensryche passano al management di Metallica e Def Leppard e, dopo un lungo
periodo trascorso in studio con Peter Collins (già precedentemente al lavoro
con Rush e Gary Moore), nell’estate del 1988 vede la luce “Operation:
Mindcrime”. E qui, care/i lettrici/lettori, giù il cappello.
E… “senza se e senza ma!”. Perché? Perché in questo
caso, siamo veramente di fronte (nonostante le seguenti espressioni e perifrasi
possano apparire “macchiate” da un uso intollerabilmente eccessivo fattone da
molti “colleghi”…) ad un capolavoro assoluto, ad un’indiscutibile pietra
miliare dell’intera storia dell’heavy metal e, per quanto poco vi possa interessare,
al mio secondo album preferito di sempre, dopo “Somewhere In Time” (1986, Iron
Maiden) e prima di “Holy Diver” (1983, Ronnie James Dio). In “Operation:
Mindcrime”, brani letteralmente grondanti tanta passione, splendido e
melodicissimo impatto ed amplissimo respiro creativo/esecutivo/arrangiatorio si
alternano ad altrettanto pregiatissime ballads, per un disco, a ben vedere,
difficilmente catalogabile (anzi “inafferrabile”!): “pomposo” ma non “pomp”,
“progressivo” ma non “prog”, indubbiamente potente ma non “strettamente metal”,
e tutto al medesimo tempo. “Concept” basato, dal punto di vista dei testi,
sulle intricatissime vicende di un “problematico” discepolo di un altrettanto
misterioso MrX intenzionato, quest’ultimo, a liberare il mondo capeggiando una
cospirazione politica rivoluzionaria dalle tinte notevolmente oscure, anche dal
punto di vista psicologico (impossessatevi di quest’album e, se non parlate
l’inglese, iscrivetevi ad un corso di lingua perché capire le parole che Geoff
canta è un vero piacere!), “Operation: Mindcrime” ci mostra i Queensryche come
una splendida realtà, sempre imprevedibile, ed ottiene lo status di disco di
platino, essendo però esploso commercialmente soprattutto durante il tour di
supporto al successivo “Empire”. Album uscito nel 1990 e per la cui la
promozione la band si imbarcherà in un tour mondiale biennale, “Empire”, maturo
e complesso, ottiene un successo enorme (immediato ingresso nella top 10
statunitense) anche in ragione di un’accentuazione del lato raffinato del sound
cha aveva caratterizzato il suo predecessore.
Tre anni dopo l’uscita del box set “Operation:
Livecrime” nel 1991 (il VHS “Video Mindcrime” è, invece, del 1990), il 1994
vede il compiersi di una nuova mutazione: “Promised Land”, meno d’impatto e decisamente
più intimista e cerebrale rispetto al predecessore, esordisce al n.3 di
Billboard e, nonostante un livello qualitativo sicuramente alto ma non
paragonabile né ad “Empire” né, tanto meno, ad “Operation: Mindcrime”, ottiene
con facilità lo status di disco di platino, mentre successivamente, in piena
era “grunge/alternative”, i Nostri, commettendo in tal modo il più grande
errore, finora, della propria carriera artistica, danno alle stampe lo
sbagliato “Hear In The Now Frontier” (1997). Il “flop” è tanto commerciale
quanto, e probabilmente soprattutto, artistico. L’album risulta innegabilmente
spento e questa nefasta sferzata in senso “alternative/grunge-izato” (notevoli
le pressioni in questo senso operate da De Garmo, anche se scaricare esclusivamente
su di lui tutta la responsabilità del disastro sarebbe errato, sia dal punto di
vista della realtà dei fatti che moralmente, anche perché, per quanto concerne
gli altri membri della band, non si tratta/va certo di inesperti pivellini
ancora da svezzare…), quasi causa lo split della band, provoca il cambio di
management, è alla base dell’approdo dei Nostri presso una nuova etichetta
discografica e, soprattutto, è non svincolabile dalla “cacciata” del
“colpevole”.
“Ripescato” dai Myth, nonché amico di lunga data della band ed anche coinvolto nell’
“aspetto produzione” dei medesimi Queensryche, entra in formazione Kelly Gray
al posto del “licenziato” De Garmo (1998), ma il nuovo capitolo della
produzione della formazione di Seattle, “Q2K” del 1999, pur migliore rispetto
al proprio predecessore (non che, in realtà, ci volesse poi molto…) e pur
portatore di una gradevole rilettura che i Nostri effettuano degli anni ’70,
non farà esattamente gridare al miracolo. In coincidenza con un tour
promozionale durato un anno, siamo nel frattempo giunti all’anno 2000, vede la
luce un interessante “Greatest Hits”, mentre il doppio cd “Live Evolution”
(2001), coincidente anche con l’accasarsi dei Nostri presso la Sanctuary
Records di “Sua Maestà” Steve Harris, ci dimostra, ancora una volta, che “la
classe non è acqua”. Il 2002 andrà negli annali come l’anno della “grande
riconciliazione”. Il “figliol prodigo” De Garmo, infatti, rientra in formazione
e, anticipato tanto dall’uscita di un nuovo “Greatest Hits” intitolato “Classic
Masters” (2003) quanto da incessanti, e speriamo veritiere, voci di un “ritorno
ai fasti del passato” (affermazioni, queste, da prendere sempre e comunque con
estrema cautela), è previsto per l’estate di questo 2003 l'ingresso sul
mercato dell’attesissimo “Tribe” ed il passaggio in questione già si
caratterizza in virtù di un’importanza assolutamente fondamentale.
Per i Nostri,infatti, si tratta, probabilmente, di un’ultima prova d’appello: a nove anni
dal loro ultimo “vero” studio album (“Promised Land” del 1994), a 6 anni dal
loro “mega/flop” (“Hear…” del 1997), ed a 4 anni da un disco poco più che
interlocutorio (“Q2K” del 1999), “Tribe” è l’occasione, praticamente
imprescindibile, che i Queensryche hanno a loro disposizione per tentare di
rioccupare, all’interno dell’universo hard ‘n’ heavy, un posto di primissimo
piano tranquillamente alla loro portata. Se però “l’assalto” di cui appena
sopra non dovesse andare a buon fine…beh…neanche l’eventuale ottima riuscita
del tour previsto al fianco di Dream Theater e Fates Warning potrebbe
convincermi: se Geoff&soci non ce la faranno, ma sempre fermi restando i
capolavori del passato, vorrà veramente dire che il loro declino, ormai da un
po’ di tempo a questa parte indiscutibilmente cominciato, è, purtroppo, realmente
inarrestabile. E se così fosse, il sottoscritto (ma anche tanti altri, spero e
credo…) non ne sarebbe affatto contento. Chi vivrà, vedrà…
| DISCOGRAFIA |
Queensryche E.P.-1983-
L’E.P. d’esordio. “Queen Of The Reich” è il picco qualitativamente
più alto dei primissimi Queensryche: impegnati, con esiti notevoli, a
re-interpretare, a modo loro, ovviamente, le lezione del metal britannico.
|
The Warning-1984-
Il debutto sulla
lunga distanza. Ottima “Roads To Madness”, “portabandiera” di un album sorpendentemente
tanto diretto quanto raffinato.
|
Rage For Order-1986-
Un disco incredibilmente tagliente. “Walk In The Shadows” lo apre
in modo altero e la grigia (per l’ “umore” del pezzo, NON per la
sua qualità!) “I Dream In Infra Red” segue senza soluzione di
continuità. “The Killing Words” è una delle loro tracks più belle
in assoluto, “Neue Regel” anticipa il successivo “Operation:
Mindcrime” e “London” è un vero e proprio piccolo gioiello.
Chiude la splendida “I Will Remember”.
|
Operation Mindcrime-1988-
Un capolavoro assoluto.Un concept fra pazzia, ossessioni, droghe
e rivoluzione, traboccante di emozioni meravigliose. Vista
l’altissima qualità della musica in esso contenuta (ed i testi non
sono AFFATTO da meno!), sarebbe, da un lato, ingiusto citare qualche
pezzo in particolare e, dall’altro, inutile citarli tutti. BUY
OR DIE! Ma davvero, però!
|
Empire-1990-
La consacrazione commerciale dei Queemsryche. 5 i singoli da
esso estratti. Un album avvolgente e caldo. Superba la
PinkFloyd-iana “Silent Lucidity”, rabbiosa “The Thin Line”,
maestosa “Anybody Listening?”. E che dire di “Best I Can?”,
“Empire” e “Jet City Woman”? Parafrasando il mitico Guido
Angeli (Arredamenti Aiazzone, who remembers?): “Ascoltare
per credere!”.
|
Promised Land-1994-
Meno immediato, più cerebrale più intimista del proprio predecessore.
Felicemente irregolare l’ “opener” “I Am I” alla quale segue la
deragliante “Damaged”. “Out Of Mind” è un viaggio nella parte malata
del cervello, mentre “Bridge” è la ballad: stavolta, però, disperata.
La title/track consta di 8 minuti certamente intriganti. Si chiude
con la terrorizzante “Someone Else?”.
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Hear In The Now Frontier-1997-
Un “flop”. Punto e basta, commerciale e, soprattutto, artistico.
“Alternativ-izzatisi/grunge-izzatisi” male e, probabilmente, in
ritardo, i Nostri fanno un vero e proprio buco nell’acqua. Da
dimenticare.
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Q2K-1999-
Una gradevole rilettura “Queensryche-iana” degli anni’ 70. Una
band sicuramente in ripresa ma i “fasti del passato” sono lontani,
senza dubbio.
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Greatest Hits-2000-
“Riassunto delle puntate precedenti”, e che riassunto!
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Live Evolution-2001-
Validissimo “live”. Dal punto di vista delle performances dal vivo,
i Nostri sono ancora in smagliante forma.
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Classic Masters-2003-
Vedi quanto scritto per “Greatest Hits”.
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Tribe-2003-
(previsto per l’estate inoltrata del 2003)-La prova d’appello. Ce
la faranno i Queensryche a riscattarsi pienamente?
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