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SCHEDA Rainbow
Maggio 2003

A cura di GIOVANNI SALATI

I grandiosi Rainbow devono la propria esistenza soprattutto, almeno inizialmente, ai vecchi contatti fra il chitarrista dei Deep Purple, Ritchie Blackmore, ed il gruppo prog/rock statunitense ELF (del quale Ronnie James Dio è, all'epoca, la voce solista), i quali ebbero la possibilità ripetuta di fare da spalla proprio ai Purple negli Stati Uniti. Inizialmente, è il bassista dei Purple, Roger Glover, che tiene i rapporti ed offre a Dio, ed al tastierista M.Lee Soule (successivamente per un po' con gli Whitesnake), di suonare sul suo solo/album "Butterfly Ball" la cui track "Love Is All", con Dio alla voce, ottiene un buon successo dal punto di vista commerciale. Blackmore poi registra il singolo "Black Sheep Of The Family" con gli ELF e, lasciati nel frattempo i Purple, fa continuare questa collaborazione sotto il monicker Ritchie Blackmore's Rainbow formati, questi ultimi, oltre che da Blackmore, Dio e Soule, da Craig Gruber (basso) e da Gary Driscoll (batteria).

Con l'album omonimo di esordio della nuova formazione (1975), Ritchie vuole trasferire i Purple nella neonata band e, nonostante la non eccessiva qualità dei musicisti presenti, questo primo episodio già, senza dubbio, convince appieno. Blackmore però, non pienamente soddisfatto, manda via tutti i componenti della band, ad eccezione di Dio, imbarcando al loro posto Tony Carey (tastiere), Jimmy Bain (basso) e Cozy Powell (batteria) e dando così vita alla line/up che realizzerà "Rainbow Rising" (1976): un classicissimo album di heavy/hard/rock che immediatamente impone la band in particolar modo in Europa. Dopo l'impeccabile doppio dal vivo "On Stage" (1977) e l'eccellente "Long Live Rock And Roll" del 1978 (un fantastico album di hard 'n'heavy epico e trascinante -a partire dalla title/track e proseguendo con la cadenzata "L.A.Connection", l'incalzante up/tempo di "Lady Of The Lake", la travolgente "Kill The King" e la superba, "mistica" ed orientaleggiante "Gates Of Babylon"-registrato con l'aiuto di Bob Daisley al basso e David Stone alle tastiere), i Rainbow optano per il mercato statunitense, fino a quel momento non certo prodigo di soddisfazioni per il gruppo.

La band si trasferisce negli U.S.A. ma i lì deflagrati conflitti interni fra Blackmore e Dio, due "egos" assolutamente troppo sviluppati per poter convivere, culminano, nel corso del medesimo anno, nell'epurazione del cantante e nella sua sostituzione con il decisamente differente, ma non certo inferiore, Graham Bonnet, al quale il successo aveva già arriso nel corso degli anni '60 con i Marbles (quelli del commercialmente fortunato singolo "Only One Woman"). Rivelatosi il temperamento estremamente aggressivo di Blackmore intollerabile anche per Stone e Daisley, a loro volta rimpiazzati da Don Airey (tastiere) e dal "vecchio sodale" Roger Glover (ovviamente al basso), la nuova formazione dà alla luce "Down To Earth" (1979); album contraddistinto da un notevole livello musicale, da un Ritchie particolarmente ispirato e da un sound decisamente "U.S.A./oriented" (e quindi meno hard e meno epico di quanto fino a quel momento fatto uscire). L'ormai consolidatosi "turn/over", a cadenza praticamente annuale, non risparmia, stavolta, né Powell (che, volontariamente, sceglie gli M.S.G.) né Bonnet (cacciato causa uno stile di vita "eccessivamente alcolico"), il posto dei quali viene preso da due statunitensi rispondenti al nome di, rispettivamente, Bob Rondinelli (batteria) e Joe Lynn Turner (voce). L'appuntamento con un nuova "release" targata Rainbow si rinnova due anni più tardi quando, 1981, ad essere immesso sul mercato è "Difficult To Cure", disco sempre estremamente interessante ed ancor più "filo/statunitense" nel sound del proprio predecessore.

Anticipato dall'antologia "The Best Of Rainbow" (sempre del 1981), è "Straight Between The Eyes" a segnare sia il 1982 (album, ancora una volta, tanto valido a livello di qualità quanto dispensatore di notevolissima "sofisticata piacioneria"…) sia un ancora ulteriore "rimescolamento degli effettivi": Don Airey (poi, tra gli altri, con Ozzy e Gary Moore) è sostituito dallo statunitense David Rosenthal, mentre Rondinelli (a sua volta mai troppo legato all'appena citato David) lascia il posto a Chuck Burgi (ex/Balance ed ex/Brand X). "Bent Out Of Shape" (1983), infine, è l'ultimo, splendido capitolo della "Saga Dell'Arcobaleno" perché, nonostante il di esso contenuto musicale sia letteralmente e "nordamericanamente" meraviglioso (assolutamente da segnalare un Blackmore sofisticatissimo), la ormai allora da non poco tempo ventilata "reunion" dei Deep Purple diventà realtà e ad essa, ovvio, Ritchie non può per nessun motivo non farne parte.

DISCOGRAFIA
Ritchie Blackmore's Rainbow-1975-
Un ben più che riuscito "affresco multisonoro", indubbiamente idoneo per Blackmore che con i Deep Purple "soul/funk" dell'epoca ben poco ha a che vedere. Hard /Rock melodico/grintoso coadiuvato efficacemente dalla voce epica ed evocativa di Ronnie James Dio. "Man On The Silver Mountain" possiede uno dei riffs più belli di sempre, mentre è magica l'atmosfera di "16th Greensleeves". Livello alto (e, probabilmente anche più…) anche per le ballads "Catch The Rainbow" e "Temple Of The King" (Ronnie menestrello…) e per la strumentale "Still I'm Sad" (cover di un pezzo originariamente scritto dagli Yarbirds).
Rising-1976-
Riffs spaccaossa, melodie fantastiche, assoli super, epicità mai pacchiana. Furiosa la doppia cassa di Powell: un'influenza non indifferente per generazioni di futuri batteristi. Entrano a pieno titolo nella storia, per lo meno, la cavalcata finale "A Light In The Black" e, soprattutto la teatrale e barocca "Stargazer" (ottimo, come minimo, il solo di chitarra).
On Stage-1977-live-
L'ottima produzione di Martin Birch lo rende, oltre alla qualità della musica in esso contenuta, tranquillamente in grado di rivaleggiare con "Made In Japan" (Deep Purple) e "The Song Remains The Same" (Led Zeppelin) anche sulla scorta di un Blackmore magico ed improvvisatore "in primis" durante le splendide riproposizioni di "Catch The Rainbow" e "Mistreated". Come tutti i concerti della band, "citazione iniziale" per il "Mago Di Oz": il film preferito da Ritchie.
Long Live Rock 'N' Roll-1978-
L'ultimo disco con Dio alla voce. Semplicemente splendido. Probabilmente il preferito da parte di chi scrive. Molto buone "Sensitive To Light" e "The Shed", il resto, invece, è pura apoteosi (vedi sopra).
Down To Earth-1979-
Difficult To Cure-1981-
Straight Between The Eyes-1982-
Bent Out Of Shape-1983-
E' la "fase americana" della vita della band: quella decisamente più fortunata dal punto di vista delle vendite. Forse leggermente al di sotto rispetto a quanto qualitativamente raggiunto durante il periodo 75/78 ma si tratta, comunque, di livelli altissimi. Classe e sofisticatezza assolutamente in primo piano, ascoltare per credere! Chi, del resto, non ricorda, tanto per citarne una, la accattivante e fortunata "I Surrender"?
The Best Of Rainbow-1981-antologia-
Final Vynil-1986-live 78/84 + 3 studio/tracks fra le quali l'inedito "Bad Girl" del 1979
Live In Germany-1990-live-
Stranger In Us All-1995-
Nel 1994 Blackmore, dopo una sua nuova fuoriuscita dai Purple, riforma i Rainbow con il superlativo Doogie White (attualmente con Malmsteen, è lui il vero erede di Dio?) per il valido "Stranger In Us All" (1995). Ma è solo un episodio perché Blackmore, con la fidanzata Candice, opterà, di lì a poco, per il progetto acustico/medievale/rinascimentale Blackmore's Night.
 
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