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SCHEDA-RONNIE JAMES DIO
Aprile 2002

A cura di Giovanni "HOLY DIVER" Salati

The Vegas Kings, Ronnie And The Ramblers, Ronnie And The Redcaps, Ronnie Dio And The Prophets. Ma soprattutto ELF (originariamente Electric Elves ), Rainbow, ("Ritchie Blackmore's Rainbow" del 1975, "Rainbow Rising" del 1976, "On Stage" del 1977, "Long Live Rock 'n' Roll" del 1978) e Black Sabbath ("Heaven And Hell" del 1980, "Mob Rules" del 1981, "Live Evil" del 1983). La carriera dell'immarcescibile Ronnie James Padovano, prima della svolta solista, è stata contraddistinta, per lo meno dal 1975 in poi, dalla costante permanenza su altissimi livelli qualitativi. Le capacità vocali e creativo/compositive del Nostro sono, infatti, semplicemente straordinarie. Certo, l'hard 'n' heavy abbonda di "ugole spaziali". Quelli di Robert Plant(Led Zeppelin), Ian Gillan (Deep Purple), David Coverdale (Whitesnake), Rob Halford (Judas Priest), Bruce Dickinson (Iron Maiden) e Geoff Tate (Queensryche) sono solo alcuni nomi, pur se importantissimi. E tanti altri se ne potrebbero almeno citare. Ma, probabilmente, fra tanta cornucopia, solo un altro "veteranissimo", e cioè il sempiterno Glenn Hughes, ha saputo ottenere quanto raggiunto dal Nostro Ronnie. Di cosa si tratta ? Si tratta della capacità, invero strabiliante, di aver conservato, praticamente intatti, il timbro, il gusto, l'estensione e la potenza delle proprie voci nonostante carriere pluri-decennali ! Un patto col diavolo ? Forse. Nel frattempo, i pochi "pazzi criminali" che non conoscessero ed ammirassero le gesta del folletto italo/americano (Ronnie non avrebbe MAI potuto diventare un corazziere !) leggano attentamente quanto segue. Ma anche coloro che, invece, fossero già ferrati in materia sono sicuro che gradiranno comunque questa appassionata, ma spero il più possibile imparziale, retrospettiva.

Portato via ai Black Sabbath il batterista Vinnie Appice, strappato agli Wild Horses l'ex bassista dei Rainbow Jimmy Bain ed assoldato il giovane chitarrista irlandese Vivian Campbell (proveniente dai Sweet Savage), il Ronnie solista esordisce nel 1983 con l'album "Holy Diver" e colpisce subito nel segno. Si tratta, infatti, di un capolavoro assoluto. Uno dei 5/10 dischi più importanti dell'intera storia dell'hard/rock e dell'heavy/metal. Un album semplicemente stupendo, le cui tematiche ultra/fantasy trovano adeguata e superba cornice sonora in un heavy/metal in stile primi anni ottanta (ovviamente…) melodico, tecnico e diretto; privo sia dell' a volte troppo pronunciato barocchismo dei Rainbow che delle atmosfere, talvolta eccessivamente plumbee, dei "secondi Sabbath". L'ingresso ufficiale in formazione del tastierista Claude Schnell conferisce un sound più pomposo e profondo al successivo "The Last In Line"(1984). Altro album/capolavoro (seppur non capace di raggiungere i livelli stellari del suo predecessore), "T.L.I.L." conferma le coordinate stilistiche scelte dal Ronnie solista ed è, perciò, ancora un giusto dosaggio di "bastone e carota", accompagnato da un evidentissimo elemento lirico-fantastico, a farla da padrone. E', invece, un sound che allora sarebbe stato classificato come decisamente più "americano" (leggasi tastiere in evidenza) a caratterizzare, oltre agli ormai consolidati testi favolistica/mitologici, un album come "Sacred Heart" (1985). Giudicato come un po' deludente all'epoca, il disco in questione paga l'esser venuto alla luce dopo un binomio così stratosferico come quello formato da "H.D." e "T.L.I.L.". Ma anche se non regge il confronto con cotanta maestà, "S.H." non può non essere definito come una prova pienamente riuscita.

Il 1986 vede il Nostro impegnato in una nobile causa: l'alleviamento delle sofferenze delle popolazioni del Corno D'Africa, falcidiate da una terribile carestia. Spinto a tale passo da Bain e Campbell (a loro volta influenzati da iniziative come il "Live Aid" ed il "Band Aid"), Dio scrive il brano "Stars". Singolo apripista dell'operazione "Hear'n'Aid" e che vide la partecipazione, fra gli altri, anche di Geoff Tate (Queensryche), Rob Halford (Judas Priest), Y. J. Malmsteen e Gorge Lynch (Dokken), il pezzo in questione (ed il relativo album includente contributi da parte di Motorhead, Rush, Accept, Kiss ed altri) vende bene, dà lustro alla scena ed offre al Nostro la possibilità di rimpiazzare un sempre più iracondo (ma non sempre a torto…) Vivian Campbell con l'ex Giuffria ed ex Rough Cutt Craig Goldie (anch'egli della "benefica partita").

Il neo/acquisto troverà la propria vetrina (dopo il rodaggio con il mini live "Intermission") su "Dream Evil" del 1987; un album che, non mutando le coordinate né del Dio/sound né delle Dio/lyrics e pur non potendo competere con i 2 primi "masterpieces", segna un chiaro indurimento ed un tangibilissimo passo in avanti rispetto al suo pur valido predecessore. In barba ad un livello qualitativo tutt'altro che indifferente, l'album, però, vende poco e Ronnie, intendendo in tal modo azzerare tutto e ripartire con nuovi stimoli, licenzia tutta la formazione e 3 anni dopo, affiancato dall'ex AC/DC Simon Wright alla batteria, dall'ex China Rain Paddy Cook al basso, dall'ex Malmsteen Band Jens Johansson alle tastiere e dal giovanissimo e sconosciuto axe man diciottenne Rowan Robertson, si ripresenta al grande pubblico.

L'album del ritorno prende il nome di "Lock Up The Wolves" (1990) ed è, purtroppo, un brutto disco. Ben prodotto, ben cantato/ben suonato ed in linea, stilisticamente, con quanto dal Nostro precedentemente propostoci, il full length in questione è, però, privo di songs realmente valide mancando esse, completamente, di mordente. Vendite e tour vanno male e la batosta subita spinge Dio a cedere alle lusinghe di un redivivo Toni Iommi, imbarcandosi nuovamente con i Black Sabbath. L'album relativo però, "Dehumanizer"del 1992, è, pur apprezzabile, non certo memorabile. Ritornato sui suoi passi, ed affiancato da Tracy G alle chitarre (ex World War III), da Jeff Pilson al basso (ex Dokken) e dal "solito" Vinnie Appice dietro le pelli, Ronnie pubblica, un anno dopo aver fato uscire il greatest hits "Rare Diamonds", il discretamente riuscito "Strange Highways" (1993). Sicuramente migliore del proprio predecessore, l'album in questione lascia, comunque, piuttosto interdetti visto il suo non indifferente carico di potenza e cupezza, di chiaro stampo "sabbathiano", non perfettamente integratosi con le "urgenze rumoristico/modernistiche" tipiche dello stile del suo nuovo axe/man. Continuando il sodalizio creativo con quest'ultimo, ottimo chitarrista ma con lui stilisticamente poco compatibile, Dio ritorna, nel 1996, con un album disastroso quale "Angry Machines". Un Ronnie James "giunge/izzato"e, soprattutto, praticamente privo di idee non se lo aspettava nessuno ed è bene che se lo dimentichino tutti. Il rinsavimento comincia, due anni dopo, con il live "Dio's Inferno: The Last In Live" (1998); "macchiato" sì dalle "nefandezze" della "Tracy G/era" ma anche impreziosito dai tanti immortali classici che ogni "metalhead" ama da sempre. Con l'avvento del 2000, poi, la "guarigione" è completa ed il folletto italo/americano, accompagnato da Craig Goldie alle chitarre, da Jimmy Bain al basso e da Simon Wright alla batteria, torna sul mercato con "Magica".

Siamo di fronte ad un album perfettamente riuscito certo, ma che forse, però, visti i non indifferenti accenti "sabbath/iani" e "rainbow/iani" che lo caratterizzano, ancora non esalta completamente chi auspicava un ritorno completo di Mr.Padovano ai fasti di ormai 20 anni fa. L'ora della "grande rimpatriata" scoccherà con il prossimo ed imminente nuovo album, previsto per la primavera del 2002 e che, più che probabilmente, sarà intitolato "Killing The Dragon" ? Non ci resta che, prima, aspettare e, successivamente, giudicare. Dio, in ogni caso, difficilmente ci deluderà…
(gs)

DISCOGRAFIA BREVEMENTE COMMENTATA
1983 - HOLY DIVER -
Un esordio stellare. Un album imprescindibile. Rainbow meno barocchi + Sabbath meno cupi = "Holy Diver", "Don't Talk To Strangers", "Invisible", "Stand Up And Shout", "Rainbow In The Dark"…= BOOM !
1984 - THE LAST IN LINE -
Più pomposo, non fantasmagorico come "H.D." ma comunque bellissimo. "We Rock", la title-track, "Breathless" e "One Night In The City" sono solo alcuni degli splendidi pezzi di un album (quasi) perfetto.
1985 - SACRED HEART -
Un buon album, forse un po' troppo "tastierato"."Hungry For Heaven" comparì anche, in versione studio, all'interno della colonna sonora del film di fantascienza "Vision Quest" , e, in versione live, sull'album "Hear'n'Aid".
1986 - INTERMISSION -
Mini/live volto, principalmente, a presentare Craig Goldie all'ampio cospetto dei Dio/fans. Bella la inedita studio/track "Time To Burn".
1987 - DREAM EVIL -
Sulla scia di "T.L.I.L." ma con l'innesto di contributi tastieristici non distanti, in fatto di importanza, da quanto già ascoltato su "S.H.". "Sunset Superman", "All The Fools Sailed Away" ed "Overlove" costituiscono altrettanti "piccoli classici".
1990 - LOCK UP THE WOLVES -
A parte la veloce "Wild One" e title/track, un disco tranquillamente trascurabile.
1992 - RARE DIAMONDS. THE BEST OF DIO -
Greatest hits utile a fare il punto della situazione.
1993 - STRANGE HIGHWAYS -
Un Dio post/"Dehumanizer" in discreta forma ma che non capitalizza pienamente il deciso e, per molti versi, interessante aumento del tasso di potenza del proprio sound. Più che buona, ad ogni modo, "Don't Give Her The Gun".
1996 - ANGRY MACHINES -
Ronnie James Dio + grunge di serie b = Un disastro. Punto e basta.
1998 - DIO'S INFERNO. THE LAST IN LIVE -
Un buon live. I pezzi degli anni novanta sono e rimangono, per lo più, qualitativamente deficitari, quelli vecchi (periodo pre/1983 incluso) sono e rimangono stupendi.
2000 - MAGICA -
Ronnie rialza definitivamente la testa con un bell'album forse, però, un po' più "sabbath/iano" ed un po' più "rainbow/iano" di quanto i più si fossero aspettati (ascoltare "Lord Of The Last Days" per credere).
2002 - KILLING THE DRAGON -
 
 
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