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Scheda The Cult
GIUGNO-LUGLIO-AGOSTO-SETTEMBRE 2009

A cura di Giovanni "Sun King" Salati

Sorvolando sui trascorsi post-punk e goth-rock dei Southern Death Cult, prima, e dei Death Cult, piu’ tardi (trascorsi, in realta’, tutt’altro che disprezzabili ma realmente interessanti soprattutto perche’ “connessi” con quanto sarebbe venuto dopo), i THE CULT - “da sempre”, in una miriade di cambi di formazione, strutturati attorno all’asse Ian Astbury (voce) e Billy Duffy (chitarra) – giungono all’esordio sulla lunga distanza nel 1984 con “Dreamtime”, album caratterizzato da un wave-rock dalle tinte psichedeliche e da rimandi lirici improntati, anche, ad una certa attenzione per i temi legati allo sciamanesimo/misticismo.

Sulla scorta di questo valido debutto, i Nostri – dopo un concerto natalizio con gli wave-rockers Big Country ed un tour con i goth-rockers The Mission/Sisterhood – danno alle stampe – siamo nel 1985 – al successivo, e chiaramente migliore, “Love” mantenendo i propri “sapori psych-sciamanico-mistici” ma smussando certe angolature post-punk/goticheggianti in favore di un approccio piu’ rock(-wave).

Il successo dell’album e’ confermato ed agevolato dal relativo tour mondiale terminato il quale il gruppo si attiva per la gestazione del terzo capitolo della propria storia. Musicisti di notevole caratura creativa, Astbury e Duffy, sempre attenti ad intercettare “gli stimoli del momento” (siamo ormai in piena era hard n heavy melodica), virano decisamente in direzione di un tagliente ed abrasivo hard n blues AC/DC-iano ed “Electric” – uscito nel 1987 sotto la preziosa “egida produttiva” del guru Rick Rubin – sbanca ogni loro record precedente sia in termini di popolarita’ che – soprattutto – di qualita’.

Il susseguente tour mondiale li vede, tra l’altro, partecipare all’edizione 1987 dell’importante Roskilde Festival (Danimarca), mentre negli Stati Uniti saranno i debuttanti sleaze hard n heavy rockers Guns N Roses ad aprire i loro concerti. Al meritevolmente fortunato “Electric” fara’ seguito, due anni dopo (1989), il maestoso “Sonic Temple” album che, sempre memore della – per chi scrive – splendida lezione dell’hair metal nonche’ magistralmente prodotto da un “sultano del settore” come Bob Rock, si caratterizza per un hard rock il quale, da AC/DC-iano e tagliente, si fa – sempre in linea con la loro capacita’ di “leggere il mondo” (reunion estemporanea dei Led Zep. per celebrare l’Atlantic Recods, successo internazionale del tanto valido quanto zeppelianamente derivativo debutto dei Kingdom Come, etc) – “tondo e super zeppeliano”.

Dopo l’inevitabile tour mondiale – visto il successo planetario dell’album – di supporto sia agli Aerosmith (in Europa) che ai Metallica (negli Stati Uniti), Astbury – probabilmente “preveggente” rispetto al ciclone indie-alternative (e hip-hop) che da li’ ad un 2-3 anni avrebbe travolto il mondo musicale – organizza, a Los Angeles e a San Francisco, il festival Gathering Of The Tribes (1990) – predecessore del Lollapalooza (che partira’ dal 1991) - con, fra gli altri, Soundgarden, Indigo Girls, Iggy Pop, The Charlatans, The Cramps, Public Enemy, Ice T e Queen Latifah per poi declinare (1991) l’offerta del regista Oliver Stone di interpretare il ruolo di Jim Morrison (non era soddisfatto del modo in cui il suo “grande amore” - accanto alla cultura sciamanica dei nativi amerindiani – veniva ritratto) nel film “The Doors”. Il quinto album dei The Cult, “Ceremony” (1991), e’ probabilmente sia il loro piu’ amerindiano (a cominciare dalla copertina) sia (accanto a “Beyond…” del 2001) il loro maggiormente sottovalutato.

Meno “affilato” di “Electric” e meno “sontuoso” di “Sonic Temple”, “Ceremony” – album indubbiamente valido – “paga”, in un certo qual modo, il fatto di essere arrivato dopo non uno, non due ma ben tre dischi praticamente stellari ed il relativo tour mondiale “include”, fra l’altro, il Gathering Of The Tribes in versione britannica (con la partecipazione dei Pearl Jam). L’immissione sul mercato – e la sua inclusione nella colonna sonora del film “Buffy The Vampre Slayer” (1992) – del singolo “The Witch” (gia’ proiettato in direzione molto meno hard rock e decisamente piu’ “alternativa”) anticipa il successivo album “The Cult” (1994): secondo chi scrive, discutibile accettazione, anche da parte dei Nostri, della ormai iniziata “nuova era musicale” alt&grunge. E’ nel bel mezzo della parte sudamericana del relativo tour mondiale (1995) che il gruppo, citando problemi “non specificati”, smette di essere operativo con Duffy che da’ vita ai Coloursound (con Mike Peter degli wave-rockers The Alarm) mentre Astbury, dopo la parentesi garage-psych degli Holy Barbarians (“Cream”, 1996), da’ alle stampe, siamo nel 2000, un album solista di rock alternativo intitolato “Spirit/Light/Speed” (precedenti titoli “Natural Born Guerrilla” e “High Time Amplifier”).

Riformatisi nel corso della parte finale del 1999, i Nostri, dopo un tour di rientro svoltosi in Nord America, Sud America e Sud Africa, sotto l’egida prima di Mick Jones dei Foreigner e poi di Bob Rock, immettono sul mercato “Beyond Good And Evil” (2001): un tentativo qualitativamente riuscitissimo (ma non a livello di riscontro di vendite) di coniugare il tocco della ritrovata accoppiata con il suono del hard n heavy “moderno”. Non certo agevolati dalla cancellazione della parte europea del relativo tour mondiale (vista l’isteria securitaria del dopo 11/9) ma anche colpevoli di un tour statunitense non brillantissimo, i Nostri si separano nuovamente con Astbury che entra nei riformati The Doors/The Doors Of The 21st Century/D21C/Riders On The Storm mentre Duffy si dedica ai Coloursound, ai Dead Men Walking ed ai Cardboard Vampyres.

Bisognera’ attendere il 2005 per la nuove reunion concretizzatasi l’anno successivo – con Duffy impegnato anche con i Circus Diablo – in un tour statunitense, canadese, dell’Europa centro-orientale, del Regno Unito e dell’America del Sud. Nel corso del 2007, alla vigilia di un tour europeo con i THE WHO, Astbury annuncia l’addio ai The Doors/The Doors Of The 21st Century/D21C/Riders On The Storm ed e’ della seconda parte del medesimo anno l’uscita di “Born Into This” (prodotto da Martin “Youth” Glover dei Killing Joke e contraddistinto da un suono molto “The Cult” ma in chiave irrobustita) seguita prima dal relativo tour promozionale e poi da quello votato alla celebrazione di “Love”.

DISCOGRAFIA RAGIONATA
(solo album in studio)
1984 - DREAMTIME –
Un buon esordio votato ad un valido wave-rock dalle tinte post-punk e goticheggianti. “Spiritwalker” e la title-track sono due piccoli classici. Interessante.
1985 – LOVE –
Album davvero ottimo che smussa certe angolature post-punk e goticheggianti in favore di un wave-rock di alta qualita’. Davvero notevole il “rimpallo” (tanto per citare qualche pezzo) fra le piu’ cadenzate title-track, “Brother Wolf Sister Moon” e “Revolution”, da un lato, e le piu’ dirette “Nirvana”, “Rain” e “She Sells Sanctuary”, dall’altro. Straconsigliato.
1987 – ELECTRIC –
Tanto derivativo in senso AC/DC-eggiante quanto coinvolgente. Dalla splendida riproposizione, tanto per fare qualche nome, di “Born To Be Wild” al trittico dritto al volto di “Wild Folwer”, “Peace Dog” e Lil’ Devil”; dalle piu’ visionarie “Aphrodisiac Racket” e “Love Removal Machine” all’assalto all’arma bianca di “Outlaw” e “King Contrary Man”. Leggenda.
1989 – SONIC TEMPLE –
Tanto maestosamente Led Zep-eliano quanto appassionante. Dalla solenne “Sun King” all’accattivante (anche qui, solo qualche nome) “Fire Woman”; dalla corale “Sweet Soul Sister” all’anthemica “Solder Blue” ed alla suadente “Wake Up Time For Freedom”. Imperiale.
1991 – CEREMONY –
Non stellare ma indubbiamente valido. A meta’ strada fra l’essenzialita’ di “E.” e la rotondita’ di “S.T.”. La diretta “Full Tilt”, la suadente “Earth Mofo” e l’intrigante “Wild Harted Son” su tutte. Da riscoprire.
1994 – THE CULT –
I Nostri si aprono all’era “alternativa”. Produzione “fina” e tanti effetti. La piaciona “Coming Down (Drug Tongue)” e la piu’ potente “Be Free” (che rimanda ad antichi fasti) come i pezzi principali di album che ha allonatanto i fan acquisiti da “E.” in poi senza per nulla “riprendere” chi non aveva gradito la svolta hard rock del dopo-“Love”. Prescindibile.
2001 – BEYOND GOOD AND EVIL –
Titolo dal riferimento a Friedrich Nietzsche per un album che riconcilia il duo Astbury/Duffy con il sound dell’hard n heavy “moderno/attuale” producendo risultati tanto freschi quanto (ingiustamente) non apprezzati. Su tutte, la “botta” di “Take The Power”, la potenza di “The Saint” ed il coinvolgimento di “Rise”. Da riscoprire.
2007 – BORN INTO THIS –
Piu’ “T.C.” che “B.G.A.E.”. Pollice tutto sommato in su per “I Assassin” e “Dirty Little Rockstar” ma nulla di trascendentale. Prescindibile.
 
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