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SCHEDA WHITESNAKE
Marzo 2002

A cura di GIOVANNI "LOVEHUNTER" SALATI

Gli Whitesnake nascono nell'ottobre del 1978 per iniziativa dell'ex cantante dei Deep Purple David Coverdale il quale nel 1977 e 1978, uscito dalla band in polemica con la svolta soul/funk impressale dal duo Glenn Hughes/Tommy Bolin ma neanche mai a pieno agio con gli spiccati riferimenti classici del chitarrismo di Richie Blackmore, aveva già realizzato i suoi primi 2 albums solisti ("Whitesnake" e "Northwinds"); entrambi di chiarissima matrice hard'n'blues.

Anticipato dal mini "Snakebite" (fine 1978), il primo capitolo della saga del Serpente Bianco è "Trouble" (inizio 1979). Si tratta di un album sicuramente valido, per la registrazione del quale Coverdale è affiancato: dai chitarristi Micky Moody (ex Juicy Lucy) e Bernie Mardsen (ex Babe Ruth), dal batterista David Dowle (ex Gillian Band), dal tastierista Jon Lord (ex Deep Purple) e dal bassista Neil Murray (ex Colosseum2). Sostituito Dowle con l'altro ex Deep Purple Ian Paice, gli Whitesnake danno alle stampe lo strepitoso "Lovehunter" che, uscito alla fine del 1979,volerà alto nelle charts britaniche. L'anno successivo è la volta dell'altrettanto fenomenale ed altrettanto commercialmente fortunato "Ready'n'Willing" che, seguito a ruota dal doppio "Live... in The Heart Of The City", testimonia la fantastica forma della band ma non riesce a farla definitivamente uscire dall'ingombrante ombra dei Purple nonostante anche i successivi "Come'n'Get It" (1981) e "Saints'n'Sinners" (1982) si fossero mantenuti su livelli indubbiamente elevati.

La line up, causa non pochi problemi interpersonali, viene sciolta da Coverdale di lì a poco ma non passa poi molto tempo prima che essa venga riassemblata attorno al batterista Cozy Powell (ex Rainbow,ex MSG), al bassista Colin Hodgkinson ed al chitarrista Mel Galley (ex Trapeze). Sicuramente contento per i riscontri di vendite registrati in UK (in Europa continentale ed in Giappone) ma non certo pienamente soddisfatto dal responso del pubblico americano, Coverdale punta decisamente oltreoceano e, con il nuovo chitarrrista John Sykes (ex Persian Risk, ex Tygers Of Pang Tang) ed il "figliolo prodigo" Murray, registra "Slide It In" (1984): un disco concepito e realizzato appositamente per il mercato a stelle e strisce. I risultati di questo sforzo ebbero esito ambivalente. Notevole sul piano qualitativo (ed accompagnato da un felice tour), l'album non vende quanto il singer vorrebbe. Il periodo, inoltre, non è dei più fortunati. Lord torna nei riformati Deep Purple (quelli dell'imprescindibile "Perfect Strangers",1984), Powell completa il super trìo accanto agli ex E.L.P. Keith Emerson e Greg Lake, Galley (bloccato per 18 mesi da una fastidiosissima tendinite alla mano) è momentaneamente fuori gioco.

Ma coloro i quali -affrettatamente, non c'è che dire - avevano pronosticato la imminente fine dell'avventura del Serpente Bianco, vennero - successivamente - sonoramente smentiti. Reclutato l'ex Journey ed ex Jefferson Airplane Aynsley Dunbar dietro le pelli, Coverdale (sempre spalleggiato da Sykes e Murray) fece attendere i propri fans per ben tre anni ma il ritorno, quando avvenne, fu letteralmente stellare. "1987" è infatti, per lo meno quasi indiscutibilmente, il capitolo più bello della storia degli Whitesnake. Un album fatto (tra autocitazioni e nuove composizioni) di pezzi splendidi, eseguiti alla perfezione e supportati da una eccellente e "cromatissima" produzione. L'album sbanca negli U.S.A. ma prima della partenza del realtivo tour Sykes, Murray e Dunbar hanno già lasciato la band. Senza difficoltà alcuna, Dave riassembla gli Whitesnake attorno ad una formazione temibilissima. Alle chitarre troviamo infatti Vivian Campbell (ex Sweet Savage ed ex Dio) ed Adrian Vandenberg (ex Vandenberg), al basso Rudy Sarzo (ex Ozzy) ed alla batteria Tommy Aldridge (ex Ozzy, ex Pat Travers, ex Black Oak Arkansas, ex Driver). Registrata al'inizio del 1989 l'uscita di Campbell dal gruppo, Coverdale e soci si mettono all'opera per dare un successore all'album di due anni prima. A registrazioni quasi ultimate, si evidenziano però notevoli problemi alle mani per Vandenberg (anche in questo caso tendinite) i quali, visto il lento recupero dell'axe man olandese, spingono Dave a rivolgersi a Steve Vai (ex Frank Zappa, ex David Lee Roth). "Slip Of The Tongue" esce alla fine del 1989 supportato da un faraonico tour statunitense che vedrà il ristabilito Vandenberg duettare e duellare con e contro Vai a colpi di "super ascia".

"Cromatissimo" come il suo predecessore ma meno graffiante di quanto i più si aspettassero, l'album non vende moltissimo e dopo le non esaltanti prove offerte in sede live durante il tour europeo, Vai opta per la carriera solista mentre Coverdale, congelando momentaneamente la band, unisce le proprie forze con quelle dell'ex chitarrista dei Led Zeppelin -Jimmy Page - per un album, quello del progetto Coverdale/Page (1993), contrassegnato da un approccio sempre "altisonante" ma meno "leccato" e "laccato" di quello del quale la voce del Serpente Bianco aveva fatto uso da un po' di tempo a quella parte. Si deve giungere al 1994 affinché si riparli degli Whitesnake. E'questo, infatti, l'anno dell'uscita di "Whitesnake's Greatest Hits" per promuovere il quale Dave riorganizza l'ennesima line up stavolta composta da: Vandenberg, Sarzo, Danni Carmassi (batteria), Warren De Martini (ex Ratt, chitarra) e Paul Mirkovich (ex Nelson, tastiere).

Sono anni, i novanta, in cui però l'hard rock classico gode, soprattutto negli Stati Uniti, di poca attenzione e solo nel 1997 registriamo novità dal punto di vista discografico. Esce infatti allora "Restless Heart". Dave è sempre sugli scudi accompagnato, in questa occasione, dal fido Vandenberg, dall'ex Mr. Mister Steve Ferris (anch'egli alla sei corde), dal sempreverde Tony Franklin al basso (sul disco suona invece Guy Pratt) e dal tastierista Brett Tuggle. Sull'onda del discreto ritorno appena effettuato, vede la luce, sempre nel 1997, il live greatest hits acustico "Starkers In Tokyo". E' l'ultimo capitolo della storia degli Whitesnake. Dave opta infatti, ma (a differenza di quanto in precedenza fatto) in maniera, pare, definitiva, per la carriera solista ed è del 2000 l'uscita del suo terzo solo album (dopo quelli del 1977 e del 1978), intitolato "Into The Light".
(gs)

DISCOGRAFIA BREVEMENTE COMMENTATA
DAVID COVERDALE
 
"Whitesnake" (1977)
I primi passi del Dave post/Purple."Blind Man" verrà ripresa su "Ready..", mentre pezzi come "Celebration" già danno qualche interessante assaggio di quel che verrà.
"Northwinds" (1978)
Vedi sopra aggiungendo la presenza di una vena più accentuantamente introspettiva.
"Into The Light" (2000)
Buon hard'n'blues per un disco forse un pò troppo raffinato.
   
WHITESNAKE
 
"Snakebite" (1978)
Il mini apripista. Da segnalare la presenza dell'imprescindibile "Ain't No Love In The Heart Of The City".
"Trouble" (1978)
Non eccelso ma pur sempre un inizio più che valido. L'hard'n'blues del Serpente Bianco si è ormai stabilizzato. Non esaltante la cover "Day Tripper" dei Beatles.
"Lovehunter" (1979)
Grande album.Una copertina "quasi pornografica" per songs da leggenda come la title track e "Walking In The Shadow Of The Blues".
"Ready'n'Willing" (1980)
Altro gran disco.La title track e "Fool For Your Loving" (che ritroveremo in versione "cromata" su "Slip..") bastano per correre il prima possibile dal vostro "spacciatore sonoro" preferito.
"Live...In The Heart Of The City" (1980)
La consacrazione dal vivo di una band in forma smagliante.
"Come'n'Get It" (1981)
Scendiamo un pochino (ma SOLO un pochino) di livello.Da ricordare, con passione, per lo meno(!),"Children Of Babylon".
"Saints'n'Sinners" (1982)
Ottimo album."Crying In The Rain" e "Here I Go Again" verranno riproposte in versione "deluxe" su "1987" ma già adesso non prendono prigionieri.
"Slide It In" (1984)
Il primo album "per" gli Stati Uniti. Chi non ricorda "Love Ain't No Stranger?"
"1987" (1987)
BOOM!!! Non dico altro, o quasi. Da avere e basta. Con "Still Of The Night" si raggiunge l'empireo!
"Slip Of The Tongue" (1989)
Bello ma non graffia abbastanza. Stupenda la "reprise" di "Fool For Your Loving".
"Whitesnake's Greatest Hits" (1994)
Raccolta di successi che mette in risalto soprattutto il periodo più recente.Buono il pimpante inedito "Sweet Lady Luck".
"Restless Heart" (1997)
Tra hard'n'blues e momenti più "radio friendly".
"Starkers In Tokyo" (1997)
Due decenni di hard'n'blues rivisti in chiave acustica.
   
COVERDALE/PAGE
 
"Coverdale/Page" (1993)
Un approccio 'settantiano' ed una 'confezione sonora' decisamente 'ottantiana' per un album non memorabile ma indubbiamente solido e convincente. Del resto, la classe, e soprattutto cotanta classe, non e'certo acqua...
   
 
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